ELIO CARTA – SILVIO CARTA

[:it]Ci tengo a dire che è davvero un onore per me poter fare la mia prima intervista ad un personaggio così rilevante come Elio Carta, il figlio di un uomo che nel dopo guerra ha avuto la prontezza ed il coraggio di tirar su una delle aziende più significative sul territorio Sardo e trasmettere tutta la sua passione al figlio. Com’è nato questo amore per i prodotti della sua terra?

Preciso che sono semplicemente un uomo che lavora. Come tanti. L’amore per i prodotti è stato spontaneo. Avendo frequentato sin da piccolo il mondo agricolo, con tutte le sue sfumature, istintivamente il cuore ha proseguito per quella strada. La passione arriva quanto ti rendi conto che la natura restituisce rispetto e soddisfazioni quando viene rispettata. Per mio figlio è stato automatico e spontaneo continuare il cammino che ha visto da piccolo.

 

La sua attività viene alla luce intorno la fine degli anni Quaranta coltivando prettamente i vitigni per produrre il Vernaccia, un vino caratteristico delle terre Sarde. Com’è iniziato tutto?


È iniziato subito dopo la guerra. C’era tantissima miseria e tantissimo desiderio di ripartire, di crescere, di dimenticare tutti gli orrori vissuti e la volontà di far stare bene la famiglia. Qui c’era molta richiesta di Vernaccia e quindi ho iniziato a produrre Vernaccia.

 

La fine degli anni settanta fu un periodo di grande crescita e cambiamento per la sua azienda, vuole raccontarci com’è nata l’idea di ampliare il mercato e introdurre altri prodotti oltre al vino?


La fine degli anni 70, per l’esattezza 1981, fu lo spartiacque per la ns. azienda. Il vino Vernaccia ebbe un brusco calo d’interesse in quanto i gusti stavano cambiando rapidamente per cui, dopo varie valutazioni, decidemmo di riconvertire parte dell’azienda per produrre prodotti alcolici.

 

La vostra famiglia fu una delle prime a portare sul mercato i prodotti Biologici, ci parli di questa “ Armonia con la natura”.


L’idea di produrre prodotti biologici nasce da due motivazioni, la prima siccome si trattava di mirto, quindi di un arbusto spontaneo, ripetere semplicemente quanto già la natura ci offre. La seconda era quella di verificare se il mercato avesse interesse per un superalcolico biologico.

 

Tra Vermouth, liquori e distillati avete talmente tanti prodotti a dir poco splendidi che non saprei da cosa iniziare, ma visto il nostro orientamento amaro saremmo entusiasti di sapere qualcosa in più sulla curiosa storia del vostro Amaro Elicriso.

La produzione dell’amaro di Elicriso è frutto dell’amore. Da noi l’Elicriso nasce vicino nella sabbia, per cui quando arrivavo al mare sentivo questo profumo inebriante, di un’intensità infinita e talmente trascinante e coinvolgente da lasciarmi senza parole. Puntualmente mi ripetevo: devo fare qualcosa. E dopo quattro anni di prove è arrivato.

 

Ci parli del prodotto che vi ha dato la gratificazione più importante.

Il prodotto che ci ha maggiormente gratificato è stato il Vermouth in quanto è stato il primo dei prodotti di alta gamma (quindi l‘inizio di una nuova linea e anche di una nuova svolta produttiva) e anche perché ,essendo ottenuto da Vernaccia invecchiata, ha consentito di riproporre la Vernaccia sul mercato. Quest’anno al Vinitaly la Vernaccia di Oristano DOC riserva 2004 Silvio Carta è stato riconosciuto come il miglior vino Italiano.

 

Arrivati a questo punto qual è la prossima vetta da conquistare?

Abbiamo quasi completato la linea di alta gamma per cui la prossima vetta è quella di presentarci in maniera più decisa sul mercato. Notizia di qualche giorno: abbiamo firmato un accordo distributivo con Coca Cola con due Vermouth e quattro Gin. Per il territorio nazionale.

 

Signor Carta, le faccio l’ultima domanda ma non meno importante.
I suoi prodotti si stanno facendo sempre più spazio sulla bottigliera di tanti bar italiani e sempre più Bartender sono incuriositi dai vostri prodotti, avete mai pensato di dar vita ad una Competition?


Sicuramente nel corso del 2019 cercheremo di dare vita a qualche forma di Competition.

 

 

Mary Surgucheva[:en]I would like to say that it is really an honor for me to be able to do my first interview with a character as important as Elio Carta, the son of a man who in the post-war had the readiness and courage to raise one of the companies more significant in Sardinia and transmit all his passion to his son. How was born this love for the products of his land?

I specify that I am simply a working man. Like many. The love for the products was spontaneous. Having attended the agricultural world from an early age, with all its nuances, the heart instinctively continued on that road. Passion comes when you realize that nature gives respect and satisfaction when it is respected. For my son, it was automatic and spontaneous to continue the journey he saw as a child.

 

Its activity comes to light around the end of the forties by cultivating the vines purely to produce Vernaccia, a wine characteristic of the Sardinia lands. How did it all start?

It started immediately after the war. There was so much misery and so much desire to start again, to grow, to forget all the horrors experienced and the will to make the family feel good. Here there was a lot of Vernaccia demand and so I started producing Vernaccia.

 

The end of the Seventies was a period of great growth and change for your Company. Would you like to tell us how the idea of expanding the market and introducing other products as well as wine was born?

The end of the 70s, to be precise 1981, was the watershed for our Company. Vernaccia wine had a sharp decline in interest because the tastes were changing rapidly so, after various evaluations, we decided to convert part of the Company to produce alcoholic products.

 

Your family was one of the first to bring organic products to the market. Tell us about this “harmony with nature”.

The idea of producing organic products comes from two motivations, the first because it was Myrtle, then a spontaneous shrub, simply repeating what nature already offers us. The second was to check if the market was interested in organic spirits.

 

Among Vermouth, liqueurs and spirits you have so many products nothing short of splendid that I do not know what to start, but given our amaro orientation, we would be thrilled to know something more about the curious story of your Amaro Chrysos.

The production of Helichrysum amaro is the fruit of love. With us, the Helichrysum is born close to the sand, so when I arrived at the sea I could smell this heady perfume, of an infinite intensity and so enthralling and engaging to leave me speechless. I replied in time: I have to do something. And after four years of testing, it arrived.

 

We talk about the product you gave gratification most important.

The product that most gratified us was Vermouth as it was the first of the high-end products (therefore the beginning of a new line and also of a new productive turn) and also because, being obtained from aged Vernaccia, it has allowed to repropose the Vernaccia on the market. This year at Vinitaly the Vernaccia di Oristano DOC Riserva 2004 Silvio Carta has been recognized as the best Italian wine.

 

Arrived at this point what’s next top to win?

We have almost completed the high-end line for which the next peak is to present us more firmly on the market. News of a few days: we signed a distribution agreement with Coca-Cola with two Vermouths and four Gins. For the national territory.

 

Mr. Carta, I’ll give the last question but not less important. The products you are doing more and more space in many Italian bars and increasingly bartender are intrigued by your products, have you ever thought to create a competition?

Surely in the course of 2019, we will try to give life to some form of competition.

 

 

Mary Surgucheva[:]

FRANCESCO PAOLUCCI – PAOLUCCI LIQUORI

[:it]Salve Sig. Paolucci, è per Amaro Obsession un gran piacere poterla intervistare. La storia della Vostra azienda di Famiglia affonda le radici nei primi anni del Novecento, ci può raccontare come nasce Paolucci Liquori e come si evolve nel tempo?

La Paolucci Liquori nasce a Sora in provincia di Frosinone agli inizi del Novecento grazie alla passione di Vincenzo Paolucci per i prodotti del territorio ed in particolar modo per le piante officinali di cui la zona era molto ricca essendo a ridosso del Parco Nazionale del Lazio e dell’Abruzzo. Da allora sono passati molti anni e molta strada è stata fatta, siamo arrivati alla quarta generazione. Dopo di lui si sono succeduti il figlio Donato i nipoti Mario ed Ermanno fino ad arrivare ai giorni nostri con noi pronipoti.

 

STORIA, TERRITORIO, TRADIZIONE, INNOVAZIONE TECNOLOGICA e INTERNAZIONALIZZAZIONE: queste le parole chiave della Paolucci Liquori. Cosa significa per lei portare avanti questi focus aziendali?

La nostra azienda è certamente legata a tutti questi focus. Penso che nessuno di questi punti possa prescindere dagli altri per poter essere competitivi in un mercato in continua evoluzione ma anche molto attento alle tradizioni.

 

Qual è il suo primo ricordo legato all’Opificio Paolucci? Ci può raccontare un aneddoto legato all’Azienda?

Quando ero piccolo, accompagnavo mio padre nella nostra vecchia sede di Viale San Domenico e ricordo che ero affascinato dalla linea di imbottigliamento in funzione, ma soprattutto ricordo con molto piacere i profumi degli infusi che si percepivano quando entravo in azienda. Caratteristica quest’ultima che ancora oggi risulta molto piacevole ed apprezzata dai nostri visitatori.

 

Amaro Ciociaro: la sintesi tra territorio e tradizione. Ci racconta di come è nato e di come è diventato il magnifico prodotto che è ora?

L’Amaro Ciociaro è certamente il nostro prodotto più rappresentativo ed è stato uno dei primi prodotti creati dal mio bisnonno insieme a suo figlio Donato. Da sempre identifica il nostro territorio in quanto la sua ricetta è composta da elementi che erano facilmente reperibili sulle montagne circostanti.

 

Ci può descrivere il processo produttivo che dà vita a Amaro Ciociaro? Il vostro amaro ha un gusto pieno ed equilibrato, quali sono le botaniche usate nell’infusione?

Le botaniche usate per le infusioni sono 16 e si compongono di varie spezie, fiori, radici, frutti ed erbe officinali con cui si producono infusi alcolici ed estratti. Tra le più significative possiamo certamente citare la Genziana, la Cannella, l’Arancia dolce ed il Limone. Per le infusioni e gli estratti, i vari elementi sono suddivisi in due gruppi alcuni vengono preparati da soli e poi miscelati solo alla fine del processo con tutto il resto, nel  secondo gruppo invece viene fatta una concia con erbe officinali, frutti e radici, un “blended” che poi viene aggiunto agli altri infusi ed estratti nell’ultima fase della produzione. Terminata la fase di infusione ed estrazione, i vari infusi ed estratti vengono miscelati con acqua, zucchero ed alcool. Il prodotto viene lasciato decantare per qualche tempo per poi essere filtrato ed imbottigliato.

 

La sua azienda, Sig. Paolucci, esporta i suoi prodotti in tutto il mondo. Quali sono i Paesi che danno più soddisfazioni?

In tutti questi anni abbiamo, in effetti, esportato un po’ in tutto il mondo. I Paesi dove siamo riusciti però più degli altri a fidelizzare i nostri clienti sono certamente Irlanda, Svezia, Inghilterra, Albania, Francia e soprattutto gli Stati Uniti.

 

Negli ultimi anni, negli U.S.A., è scoppiata l’amaro-mania: gli amari sono entrati a far finalmente parte del mondo della mixology. Che cosa pensa di questa nuova tendenza?

La tendenza della Mixology ha determinato una rivalutazione degli Amari sui mercati nazionali ed internazionali. L’Amaro viene sempre più utilizzato al di fuori dei contesti abituali poiché le sue caratteristiche olfattive e gustative molto decise lo rendono adatto alla creazione di cocktails con una spiccata personalità. Il nostro Amaro Ciociaro per esempio è molto apprezzato dai mixologist in particolare quelli statunitensi. Ascoltando le loro testimonianze, riesce a dare un bouquet incisivo ma sempre gradevole alle loro miscelazioni. A questa accoglienza favorevole ha certamente contribuito il fatto di aver ricevuto delle menzioni molto positive su libri e riviste di settore. Tra queste non posso non citare quella di uno dei guru della miscelazione Mr. David Wondrich che ha considerato l’Amaro Ciociaro molto simile ad un Amaro Vintage ormai introvabile che è molto richiesto dai vari bartenders  per la preparazione di Cocktails Vintage. Un’altra citazione molto gradita è stata quella di Mr. Brad Thomas Parsons che ha recensito il nostro Amaro Ciociaro nel suo bellissimo libro “AMARO”.

 

Amaro Ciociaro, il vostro fiore all’occhiello, è molto apprezzato dagli specialisti del bar ed è usato in moltissime ricette di cocktails provenienti da tutto il mondo, a tal proposito, com’è il suo rapporto con i bartenders?

Sicuramente di riconoscenza. Li considero dei veri e propri artisti, degli “alchimisti” che spesso compiono un percorso di studio approfondito della storia, degli ingredienti e dei sapori dei vari prodotti che usano per le loro creazioni. Hanno dato vita ad un nuovo modo di fare e bere Cocktails grazie alla ricerca di prodotti originali e di qualità.

 

Ci può accennare, Sig. Paolucci, i vostri progetti per il più vicino futuro? Quali sono gli obiettivi di Paolucci Liquori?

 

Gli obiettivi sono certamente di crescita e di ricerca di nuovi mercati, per fare ciò abbiamo da sempre partecipato alle fiere del “food and beverage” più importanti come: Anuga di Colonia, Sial di Parigi, Prowein di Dusseldorf, Vinitaly di Verona, Cibus di Parma, Fancy Food di New York City, Prowine di Shanghai, Fine food Australia. Negli ultimi due anni ci stiamo orientando su manifestazioni più adatte, a nostro avviso, ai nostri prodotti e alla miscelazione. Abbiamo già partecipato all’Imbibe di Londra, al Bar Convent di Berlino e al Bar Convent di Brooklyn, già programmato Berlino e Brooklyn rispettivamente per Ottobre e per Giugno prossimo e stiamo valutandola nostra partecipazione ad altre manifestazioni interessanti per il prossimo futuro.

 

 

Martina Proietti[:en]Good morning Mr. Paolucci, it is a great pleasure for Amaro Obsession to interview you. The history of your Family Company is rooted in the early twentieth century, can you tell us how Paolucci Liquori is born and how does it evolve over time?

Paolucci Liquori was born in Sora in the province of Frosinone in the early twentieth century thanks to the passion of Vincenzo Paolucci for local products and especially for medicinal plants of which the area was very rich being close to the Lazio and Abruzzo National Park. Since then many years have passed and a lot of progress has been made, we have reached the fourth generation. After him, his son Donato and his nephews Mario and Ermanno succeeded each other up to the present day with us great-grandchildren.

 

HISTORY, TERRITORY, TRADITION, TECHNOLOGICAL INNOVATION and INTERNATIONALIZATION: these are the keywords of Paolucci Liquori. What does this business focus mean to you?

Our company is certainly linked to all these focuses. I think that none of these points can disregard the others in order to be competitive in a market in constant evolution but also very attentive to traditions.

 

What is your first memory related to the Opificio Paolucci? Can you tell us an anecdote related to the company?

When I was a child, I accompanied my father to our old headquarters in Viale San Domenico and I remember that the bottling line in operation fascinated me, but above all, I remember with great pleasure the aromas of the infusions that were perceived when I entered the company. This last feature is still very pleasant and appreciated by our visitors.

 

Amaro Ciociaro: the synthesis of territory and tradition. Can you tell us how it was born and how did it become the magnificent product that it’s now?

Amaro Ciociaro is certainly our most representative product and it was one of the first products created by my great-grandfather together with his son Donato. It has always identified our territory as its recipe consists of elements that were easily available in the surrounding mountains.

 

Could you describe the production process that gives life to Amaro Ciociaro? Your Amaro has a full and balanced taste, which botanicals are used in the infusion?

The botanicals used for the infusions are 16 and are composed of various spices, flowers, roots, fruits and medicinal herbs used to produce alcohol infusions and extracts. Among the most significant we can certainly mention the Genziana, Cinnamon, Sweet Orange and Lemon. For the infusions and the extracts, the various elements are divided into two groups, some are individually prepared and mixed only at the end of the process with all the rest, while in the second group a tanning is done with officinal herbs, fruits and roots, a blended which is then added to the other infusions and extracts in the last phase of production. After the infusion and extraction phase, the various infusions and extracts are mixed with water, sugar and alcohol. The product is left to settle for some time and then filtered and bottled.

 

Your company, Mr. Paolucci, exports its products all over the world. Which are the countries that give the most satisfaction?

In all these years we have, in fact, exported a little around the world. But the countries where we have succeeded more than others in retaining our customers are certainly Ireland, Sweden, England, Albania, France and above all the United States.

 

In recent years, in the U.S., it’s popular the Amaro-Mania: the Amari have finally entered the world of mixology. What do you think of this new trend?

The trend of Mixology has led to a revaluation of the Amari in national and international markets. Amaro is increasingly used outside of the usual contexts because its olfactory and taste characteristics those make it suitable for strong personality cocktail creation. For example, our Amaro Ciociaro is much appreciated by mixologists, especially in the United States. Listening to their testimonies, it manages to give an incisive but always pleasant bouquet to their mixtures. This favorable reception certainly contributed to the fact that he received very positive mentions in books and magazines. Among these, I can not fail to mention the one of Mr. David Wondrich, one of the mixology guru, who considered Amaro Ciociaro very similar to a vintage Amaro that is very popular for the preparation of Vintage Cocktails. Another very welcome quote was that of Mr. Brad Thomas Parsons who reviewed our Amaro Ciociaro in his beautiful book “AMARO”.

 

Amaro Ciociaro, your flagship, is much appreciated by bar specialists and is used in many cocktails recipes from all over the world, in this regard, how is your relationship with bartenders?

Surely it’s of gratitude. I consider them to be real artists, the “alchemists” who often perform a thorough study about the history, the ingredients and the flavors of the various products they use in their creations. They have given life to a new way of making and drinking Cocktails thanks to the search for original and quality products.

 

Can you mention, Mr. Paolucci, your plans for the nearest future? What are the goals of Paolucci Liquori?

Our objectives are certainly of growth and research of new markets, to do this we have always participated in the most important food and beverage fairs such as: Anuga di Colonia, Sial di Paris, Prowein di Dusseldorf, Vinitaly di Verona, Cibus di Parma, Fancy Food of New York City, Prowine of Shanghai, Fine Food in Australia. In the last two years, we are moving towards more suitable manifestations, in our opinion, for our products and for mixing. We have already participated at the Imbibe in London, at the Bar Convent in Berlin and at the Bar Convent in Brooklyn, already scheduled for Berlin and Brooklyn respectively for October and next June and we are evaluating our participation in other interesting events for the near future.

 

 

Martina Proietti[:]

MATTEO LUXARDO – LUXARDO

[:it]Buongiorno Matteo, bellissimo poterti intervistare, grazie innanzitutto per il tempo che ci concedi visto che sei in procinto di ripartire per uno dei tuoi lunghi viaggi di lavoro.  Comincio subito col chiederti, quale è la responsabilità maggiore e la maggiore soddisfazione a portare un Cognome così importante sulle spalle?

Il nome Luxardo nel modo della liquoristica e cockteleria è importante, io sono stato fortunato a finire in una famiglia come la Luxardo, ci sono pro e contro, ho l’onore di portare in giro per il mondo questo cognome che significa storia, passione e eccellenza italiana.

 

Abbiamo parlato e letto tante volte della bellissima favola Luxardo, dove un liquore maraschino fatto in casa diventa in un secolo un icona del beverage internazionale, puoi dirci a quale dei tuoi antenati del passato della famiglia Luxardo ti ispiri come imprenditore per la tua attività in azienda?

Di sicuro a Girolamo, visto anche una lieve somiglianza. Era un uomo con un intuito formidabile per gli affari. Quello che non mi accomuna sono le 2 moglie e i 21 figli. Un’altra persona a cui mi ispiro è mio padre, persona caparbia, grande lavoratore, è riuscito negli anni a riaprire alcuni mercati esteri molto importanti per noi, io nel mio piccolo sto cercando di fare lo stesso.

 

È da molto che siete super attivi nel mondo degli amari, bitters e aperitivi, con le vostre produzioni, ancor prima tornassero alla ribalta, come in questo preciso momento storico. Cosa Vi ha spinto cosi’ tanto a crederci nonostante ci siano stati momenti in cui commercialmente questa gamma di prodotti non aveva il giusto appeal con i consumatore finale e l’addetto ai lavori?

Ma sai, la Luxardo sin dalla fine dell’800 ha prodotti liquori a base erbe, quindi è stato normale per noi proseguire questa tradizione, prima il mercato principale per i nostri amari era prevalentemente il turista che ci veniva a trovare in azienda, ora li vendiamo in tutto il mondo. Abbiamo sviluppato anche nuovi prodotti quale il Bitter Bianco cercando di mantenere gli ingredienti della tradizione utilizzando tecniche innovative di produzione.

 

Il mondo dei bartenders e addetti ai lavori ti vede come un mito, una celebrity, puoi raccontarci come un  predestinato come te vive una sua giornata tipo, fuori dal mondo lavorativo e quali sono le tue passioni.

Celebrity mi sembra un po’ esagerato, ho cercato di essere me stesso e di rappresentare al meglio la Luxardo non solo come brand ma anche come famiglia. Al di fuori del lavoro sono un marito e padre di famiglia, cerco di passare il mio tempo con mia moglie e i bambini, quelle sono le mie passioni, vedere i propri figli crescere e diventare delle persone.

 

Sei il Volto che rappresenta Luxardo all’estero, puoi raccontarci di più del rapporto di LUXARDO con il  Resto del mondo? Raccontarci dei  paesi che vi danno più soddisfazione,quelli che ti hanno regalato momenti speciali dove torni con piacere, e quelli dove i risultati hanno sorprendentemente superato le aspettative.

Ormai sono 20 anni che lavoro con la Luxardo e almeno 15 che giro per il mondo a far conoscere i nostri prodotti, noi cerchiamo di essere un’azienda leale nei confronti dei nostri importatori, questo significa che se proprio non succede qualche cosa cerchiamo di mantenere i rapporti a lungo temine, esempio il nostro importatore in Austri lo abbiamo dal 1846. Detto questo ormai molti di loro sono diventati amici e quando si lavora con amici è sempre più facile. Mentre il rapporto Luxardo con il resto del mondo cerchiamo di lavorare al meglio nel rispetto delle altre aziende e concorrenti, siamo un’azienda piccola che lavora duramente con molta passione, sono dell’idea che per essere apprezzati e rispettati si debba essere umili dare il meglio senza calpestare nessuno. Le altre aziende ci rispettano perché siamo ancora della vecchia guardia siamo ancora dei gentleman.

 

Come la vedi questa Italia?

Viaggiando molto all’estero vedo che non siamo molto diversi da tanti altri paesi, la politica è una schifezza ovunque, ma il nostro paese rimane il più bello del mondo, abbiamo storia, cultura del bere e del mangiare, arte, città e borghi meravigliosi.

 

Poco tempo fa abbiamo conosciuto Marco Schiavo il quale alla nostra domanda per quale azienda italiana concorrente avesse maggior stima e rispetto e lui ci ha risposto senza nessun dubbio: LUXARDO! Ora tu nella Medesima situazione, escludendo a priori Marco, visto che condividete oltre al lavoro la passione per il buon cibo, per quale azienda concorrente produttrice anche di liquori amaricanti ti sentiresti di esprimere la tua stima e rispetto?  Perché?

Innanzi tutto ringrazio il nostro amico Marco Schiavo facendogli anche i complimenti per lo splendido lavoro che sta facendo con la sua azienda. Come aziende che ammiro ce ne sono un paio, prevalentemente per la loro storia e le capacità dei membri della famiglia di portare avanti l’eredità e il nome delle loro famiglie; una è Branca e l’altra Alberti.

 

Siamo giunti al termine di una bella chiacchierata, per finire Matteo, puoi confessarci quale dei prodotti nel portfolio Luxardo attualmente sul mercato ti dà maggiori soddisfazioni e cosa bolle in pentola in famiglia, quali progetti o nuovi prodotti avete in cantiere?

Il penultimo nato di faglia è il Bitter Bianco, questo prodotto unico nel suo genere sta dando i suoi frutti, sempre più bartender lo stanno utilizzando, poi l’ultimo di casa Luxardo è il Sour Cherry gin, un prodotto creato con il nostro London Dry Gin (ricetta del 1936) e il succo delle nostre ciliegie marasche.

 

 

Matteo Zed[:en]Good morning Matteo, it’s a great opportunity to interview you today, thanks above all for your time especially before leaving for one of your long business trips. I immediately begin asking you what is the most important responsibility and the greatest satisfaction to have bringing such an important surname on your shoulders?

The name Luxardo in the way of liquor and cocktails is important, I was lucky to end up in a family like Luxardo, there are pros and cons, I have the honor to bring around the world my family name that means history, passion and Italian excellence.

 

We talked and read so many times about the beautiful story of Luxardo, where a homemade maraschino liqueur becomes an icon of international beverage in a century, you can tell us which of your  Luxardo family ancestors inspire you as an entrepreneur in your business?

Certainly Girolamo Luxardo, also seen a slight resemblance. He was a man with a formidable business insight. What unites me are the 2 wife and 21 children. Another person who inspires me is my father, a stubborn person, a hard worker, he has managed over the years to reopen some very important foreign markets for us, I’m trying to do the same for my little ones.

 

For a long time, you are super active in the world of AMARO, bitters and aperitifs, with your productions, even before they came back into the limelight, as in this precise historical moment. What led you so much to believe in it, even though there were times when this range of products was not commercially endowed with the right appeal to the final consumer and the insider?

But you know, since the late 800’s Luxardo has herbal liqueur products, so it was normal for us to continue this tradition, before the main market for our bitters was mainly the tourist who came to visit us in the company, now there we sell all over the world. We have also developed new products such as Bitter Bianco trying to keep the traditional ingredients using innovative production techniques.

 

The world of bartenders and insiders sees you as a myth, a celebrity, you can tell us how a  Luxardo’s predestined like you lives a typical day out of the business world and what are your passions.

Celebrity seems to me a ‘bit exaggerated, I tried to be myself and to best represent the Luxardo not only as a brand but also as a family. Outside of my work I am a husband and father of a family, I try to spend my time with my wife and children, those are my passions, see their children grow and become people.

 

You are the Face that represents Luxardo abroad, can you tell us more about the relationship of LUXARDO with the rest of the world? Tell us about the countries that give you more satisfaction, those that have given you special moments or where you come back with pleasure, and those where the results have surprisingly exceeded expectations.

I’ve been working with Luxardo for over 20 years now and at least 15 around the world to let people know about our products. We try to be a loyal company to our importers, this means that if something does not happen, we try to keep long-term relationships, for example, since 1846 we have our importer in Austria, many of them have become friends and when you are working with friends is always easier. While the Luxardo relationship with the rest of the world is focused on the respect for other companies and competitors, we are a small company that works hard with a lot of passion, I am convinced that to be appreciated and respected we have to be humble and give the best without treading on anyone. The other companies respect us because we are still of the old guard, we are still gentlemen.

 

What do you think about Italy right now in the beverage world?

Traveling a lot abroad I see that we are not very different from many other countries, politics is rubbish everywhere, but our country remains the most beautiful in the world, we have history, the culture of drinking and eating, art, cities and wonderful villages.

 

Not long ago we met Marco Schiavo and to my question for which Italian competitor company he had more respect and he answered without any doubt: LUXARDO! Now you, in the same situation, excluding Marco, that we know is also for you a good mate of eaten and drunken, for which competitor company would you feel to express your esteem and respect? and because?

First of all, I thank our friend Marco Schiavo, also congratulating him for the splendid work he is doing with his company. As companies that I admire there are a couple, mainly because of their history and the ability of family members to carry on the legacy and the name of their families; one is Branca and the other is Alberti.

 

Unfortunately, our chat is going to finish, here my last question. Please, Matteo, can you tell me, what latest-generation Luxardo product is doing well and what are the future goals of the company?

The penultimate born in the house, the White Bitter, with its this unique flavor is working very very well, more and more bartender every day are using it, then one of our goal for the future is to promote all around the world the last product created, Our Sour Cherry Gin, a product developed starting by our London Dry Gin (recipe from 1936) mixed with the juice of our maraschino cherries.

 

 

Matteo Zed[:]

MICAELA PALLINI – PALLINI S.P.A.

[:it]Salve Sig.ra Pallini, innanzitutto grazie per il suo invito in azienda e per la sua disponibilità.

Pallini S.p.A è tra le più antiche e rappresentative aziende romane, nonché l’unica distilleria presente sul territorio. Ci potrebbe dare qualche cenno storico e qualche curiosità legata alla sua produzione?

La nostra azienda nasce ad Antrodoco, un piccolo centro al confine tra Lazio e Abruzzo, con i prodotti a base di anice, infatti delle fonti affermano che la Sambuca nasce proprio in provincia di Rieti da un’antica ricetta di alcuni monaci. Avevamo tutta la gamma dei prodotti a base di anice: il Mistrà (senza zucchero), l’Anice Secco, l’Anisetta, l’Anice Triplo (un Anice Secco con una gradazione più alta e il triplo contenuto di anice) e la Sambuca. Una curiosità: l’olio essenziale dell’anice è sensibile all’acqua e poco solubile, infatti, quando i prodotti a base di anice sono diluiti con acqua si opacizzano: questo effetto è dovuto proprio alla separazione dell’olio essenziale dell’anice. Quest’olio essenziale è anche sensibile alla temperatura e un tempo, quando faceva veramente freddo, i clienti chiamavano in azienda rimandando indietro le bottiglie di Mistrà perché contenevano dei cristalli bianchi: altro non erano che gli oli essenziali dell’anice cristallizzati che sarebbero tornati in soluzione a temperatura più alta. Ci siamo trasferiti a Roma nel 1922 nella zona del Pantheon, lì qualche anno dopo abbiamo creato il marchio della Sambuca Romana. Mio padre, Virgilio Pallini, che all’epoca viveva negli Stati Uniti e lavorava per la RAI, decise di lasciare la sua carriera di giornalista e di dedicarsi alla crescita della Sambuca Romana sui mercati esteri, con particolare attenzione agli Stati Uniti. La nostra Sambuca Romana è stata la prima Sambuca ad arrivare oltreoceano. Mio padre racconta sempre che negli Stati Uniti in quel periodo come liquoristi italiani c’eravamo noi, Disaronno, Frangelico e Galliano.

 

Lei, Sig.ra Pallini, è una delle donne più affermate dell’industry mondiale, come è stato confrontarsi con un mondo prevalentemente maschile?

Sono la prima donna della famiglia a cui è stata data l’opportunità di far carriera in azienda fino a ricoprire il ruolo della direzione. Le mie prime esperienze ufficiali a livello top management sono state un po’ complicate confrontandomi con un mondo prevalentemente maschile poco abituato alla presenza di una donna ai vertici di un’azienda. Nel tempo le cose sono molto cambiate, ma rimane il fatto che secondo me le donne ancora non hanno trovato il loro modello di leadership e sono purtroppo ancora convinte che la soluzione sia quella di imitare l’atteggiamento maschile invece di riferirsi alle loro caratteristiche uniche e poco sperimentate. Per riuscire ad essere una vera contrapposizione alla leadership maschile, o comunque un’offerta diversa, dovremmo necessariamente trovare il nostro modello, che unito alle prerogative della direzione maschile apporterebbe sicuramente un valore aggiunto. È un modello che va ripensato, è una grande sfida!

 

Pallini S.p.A. fa parte del gruppo The Spirit of Italy, qual è stata lo stimolo che ha portato alla fondazione di questo gruppo?

Nel 2010 abbiamo creato, all’interno di Federvini, il gruppo The Spirit Of Italy che raggruppa in questo momento nove aziende. Il nostro obiettivo era ed è quello di divulgare l’importanza che ha il prodotto italiano nella miscelazione mondiale. Quando si parla delle eccellenze italiane è diretta l’associazione con il mondo della moda, il design, il vino, il cibo, ma mai con il mondo degli spiriti in cui l’Italia ha una forte importanza sia dal punto di vista storico sia nelle ricette dei cocktails: diciamo che senza di noi un Cocktail Negroni sarebbe un bicchiere di Gin!

 

Il Ferro China Baliva è un prodotto, unico nel suo genere, con più di 100 anni di storia, Sig.ra Pallini, ci potrebbe raccontare la storia tra Pallini S.p.A. e il Ferro China Baliva?

L’esperienza del gruppo The Spirit Of Italy ci ha fatto decidere come azienda di avvicinarci al mondo dei bartenders e della mixology riproponendo e rivalutando alcuni dei nostri più antichi prodotti tra cui il Ferro China Baliva. Il Ferro China Baliva ha una storia veramente lunga: abbiamo trovato pubblicità del tonico ne Il Messaggero del 1908. Ernesto Baliva era un medico farmacista che lavorava negli ospedali romani. Il suo tonico-ricostituente, formulato nel 1894, riscosse molto successo. Il Ferro China Baliva era venduto come prodotto farmaceutico, tant’è vero che negli anni abbiamo rintracciato la farmacia di Roma in cui il Dottor Baliva aveva creato il Ferro China, purtroppo però il loro archivio era andato completamente allagato e non avevano più la ricetta originale. Il Ferro China Baliva era venduto come tonico-ricostituente, infatti, sulle etichette delle bottiglie storiche, tra le varie cose, c’era scritto:

Sovrano nelle atonie di stomaco, nelle anemie clorosi, nella nevrastenia in genere. Ottimo rigeneratore delle forze dopo malattie infettive esaurienti come tifo e influenza, dopo il puerperio e durante l’allattamento. Di gradevole sapore. È preso con piacere dai bambini e dalle signore. Uso per gli adulti: un bicchierino un’ora prima di ogni pasto, per i bambini: un cucchiaio da tè prima di ogni pasto.

Addirittura questo tonico durante il periodo del Proibizionismo negli Stati Uniti era venduto nelle farmacie. Il medico Ernesto Baliva formulò la ricetta e affidò la produzione del suo tonico ad un imprenditore romano: Benedetto Pompili. Negli anni ’60 le famiglie Baliva e Pompili ebbero dei diverbi e il Dott. Baliva, bisognoso di qualcuno che producesse il Ferro China, si rivolse così ai fratelli di mio nonno, quindi dagli anni ’60 Pallini S.p.A. produce il Ferro China Baliva. Il Ferro China Baliva è stato il primo prodotto a fare il salto dalla farmacia al mass market. Per la prima volta intuirono che il modo più economico di fare promozione era un’immagine accompagnata da poche parole: lo slogan! Pallini S.p.A. ha comprato il marchio dagli eredi di Baliva. La ricetta attuale del Ferro China è la stessa che formulò il Dott. Baliva nel 1894, ma differisce per quantità di ferro ammonio citrato che è più bassa rispetto al passato. Abbiamo mantenuto la produzione con metodi artigianali: le botaniche sono infuse a freddo per circa dieci giorni in 200 litri di alcool vegetale e poi sono tirate via con una rete metallica e pressate per estrarne tutto il liquido. In seguito l’infuso è stoccato in recipienti di vetro più piccoli. Avvenuta la stabilizzazione, della durata di circa un mese, l’infuso è diluito con sciroppo di acqua e zucchero al quale viene aggiunto il ferro ammonio citrato. Il Ferro China Baliva irradiato, un’antica versione del tonico, invece, era prodotta immergendo una spirale d’oro nell’infuso delle erbe. Collegando alla corrente la spirale d’oro si pensava che gli ioni rilasciati dalla spirale potessero aumentare le proprietà ricostituenti del Ferro China.

 

Nel vostro grande portfolio prodotti si trova anche l’Amaro Virgilio, come nasce e come evolve nel tempo?

L’Amaro Virgilio ha sempre fatto parte del nostro portfolio prodotti e inizialmente si chiamava Amaro San Gabriele. Gli amari per molti anni non sono stati un prodotto in voga, non c’era tanta richiesta e la vendita era quasi esclusivamente sugli scaffali della grande distribuzione dominati dai marchi importanti e da prodotti che costavano molto poco. Nasce proprio da qui l’obiettivo di ridare luce e vigore al nostro amaro di famiglia. Essendo laureata in Chimica spesso intervengo in prima persona alla messa a punto delle formule definitive dei nostri prodotti, come per esempio per il Limoncello. Per quanto riguarda la riformulazione della ricetta tradizionale dell’Amaro San Gabriele, sono intervenuta modificandone il gusto, diminuendo la nota di carciofo, puntando alle sfumature amaricanti del rabarbaro e abbassando la percentuale di zucchero. Il nostro Amaro è rimasto in stand-by per molto tempo, fino a quando abbiamo deciso di curarne il packaging affidando il suo restyling allo Studio romano Angelini, rilanciando sul mercato l’attuale Amaro Virgilio, chiamato così in onore di Virgilio Pallini: mio padre.

 

Pallini S.p.A. propone anche un Fernet e un Bitter nel suo portfolio prodotti amari, quando nascono questi due prodotti?

Anche il Fernet è presente nel nostro portfolio prodotti da sempre, la ricetta, studiata dal fondatore dell’azienda Pallini, risale al 1880. È un infuso di erbe medicinali con una forte nota di liquirizia, zafferano e Aloe Vera Ferox. Il restyling del tradizionale packaging del nostro Fernet Pallini è stato commissionato anch’esso al fidato Studio Angelini. Per quanto riguarda il Bitter, attualmente stiamo lavorando alla messa a punto del prodotto per migliorare la nostra proposta per gli aperitivi.

 

Sig.ra Pallini, ci può accennare ai vostri progetti per il più vicino futuro? Quali sono gli obiettivi di Pallini S.p.A.?

Uno dei nostri obiettivi è di continuare la collaborazione con aziende estere e ampliare la gamma dei prodotti che importiamo. Lanceremo un libro sul Mistrà: una bellissima ricerca storica affrontata da Fulvio Piccinino. Ci piacerebbe avvicinare il mondo dei bartenders a questo sorprendente prodotto molto versatile anche nella miscelazione. Avendo una lunga storia alle spalle, uno dei progetti futuri sarà concretizzare tutti questi anni di esperienza e duro lavoro in un museo.

 

 

Matteo Zed

Martina Proietti[:en]Hello Mrs. Pallini, first of all, we would like to thank you for your invitation to visit the company and for your willingness.

Pallini S.p.A is one of the oldest and most representative Roman companies, as well as the only distillery on the Roman territory. Could you give us some historical mention and some curiosity related to your production?

Our company was founded in Antrodoco, a small town on the border between Lazio and Abruzzo, with anise products, in fact, some sources say that the Sambuca was born in the province of Rieti from an ancient monks recipe. We had the whole range of anise products: Mistrà (without sugar), Anice Secco, Anisetta, Anice Triplo (an Anice Secco with a higher alcohol content and triple anise content) and Sambuca. A curiosity: the essential oil of the anise is susceptible to water and not easily soluble, in fact, when the anise products are diluted with water they become opaque: this effect is due precisely to the separation of the essential anise oil. This essential oil is also susceptible to temperature and once, when it was really cold, the customers called our Company sending back the Mistà bottles because they contained white crystals: they were nothing more than the crystallized anise essential oils that would come back normal with higher temperature. We moved to Rome in 1922 near Pantheon, there we created the Sambuca Romana brand a few years later. My father, Virgilio Pallini, who at the time lived in the United States and worked for RAI, decided to leave his career as a journalist and dedicate himself to the growth of Sambuca Romana on foreign markets, with particular attention to the United States. Our Sambuca Romana was the first Sambuca to arrive in the U.S. My father always tells us that at the time in the United States as Italian liqueurs there were us, Disaronno, Frangelico and Galliano.

 

You, Mrs. Pallini, are one of the most successful women in the global industry, how was to deal with a predominantly male world?

I am the first woman in the family whose has been given the opportunity to make a career in the Family Company up to the role of management. My first official experiences at the top management level have been a little complicated confronted with a predominantly male world unaccustomed to the presence of a woman at the heads of a Company. Over time things have changed a lot, but the fact remains that in my opinion the women still have not found their leadership model and are unfortunately still convinced that the solution is to imitate the male attitude instead of referring to their characteristics. To be a real opposition to the male leadership, or otherwise a different offer, we should necessarily find our model, which combined with the male leadership prerogatives certainly bring added value. It’s a model that needs to be rethought, it’s a big challenge!

Pallini S.p.A. is part of the group The Spirit of Italy, what was the impetus for founding this group?

In 2010 we created in Federvini the group The Spirit Of Italy, which now includes nine companies. Our goal was, and remains, to disseminate the importance of the Italian spirits in the mixology. When talking about the Italian excellences, the association is direct with the world of fashion, design, wine and food, but never with the world of spirits in which Italy has a strong importance from the historical point of view and in the cocktails recipes: let’s say that without us a Negroni Cocktail would be a glass of Gin!

 

Ferro China Baliva is a unique product, with more than 100 years of history, Mrs. Pallini, could you tell us the story between Pallini S.p.A. and Ferro China Baliva?

The experience with the group The Spirit of Italy has made us decide as a Company to approach the bartenders and mixology world proposing and revaluing some of our oldest products including Ferro China Baliva. Ferro China Baliva has a really long history: we found advertising of this Tonico in Il Messaggero of 1908. Ernesto Baliva was a pharmacist doctor who worked in Roman hospitals. His Tonico-Ricostituente, formulated in 1894, was very successful. Ferro China Baliva was sold as a pharmaceutical product, so much so that over the years we have traced the Roman pharmacy in which Dr. Baliva created the Ferro China, unfortunately, their archive had been completely flooded and they had no longer the original recipe. Ferro China Baliva was sold as a Tonico-Ricostituente, in fact, on the labels of historical bottles, among other things, it was written:

Sovereign in stomach atonic, in chlorosis anaemias, in neurasthenia in general. Great strength regenerator after exhaustive infectious diseases like typhus and flu, after the puerperium and during lactation. Pleasant taste. It is taken with pleasure by children and ladies. Use for adults: one small glass an hour before each meal, for children: a teaspoon before each meal.

This Tonico during the Prohibition Era in the United States was sold in pharmacies. The doctor Ernesto Baliva formulated the recipe and entrusted the production of his Tonico to a Roman businessman: Benedetto Pompili. In the ’60s Baliva and Pompili families had some disagreements and Dr. Baliva, needed of someone who produced Ferro China, contacted my grandfather’s brothers, then from the’ 60s Pallini S.p.A. produces Ferro China Baliva. Ferro China Baliva was the first product to make the leap from the pharmacy to the mass market. For the first time, they sensed that the cheapest way to promote their product was an image accompanied by a few words: the slogan! Pallini S.p.A. bought the brand from the heirs of Baliva. The current recipe of Ferro China is the same one that Dr. Baliva formulated in 1894 but differs in quantity of ferric ammonium citrate, which is lower than in the past. We kept the artisanal method of production: the botanicals are cold infused for about ten days in 200 liters of alcohol and then they are pulled away with a wire mesh and pressed to extract all the liquid. The infusion is then stored in smaller glass containers. After stabilization, lasting about one month, the infusion is diluted with water and sugar syrup to which ferric ammonium citrate is added. Dipping a golden spiral into the infusion of herbs instead, produced Ferro China Baliva Irradiato, an ancient version of the Tonico. By connecting the golden spiral to the electricity it was thought that the ions released by the spiral could increase the restorative properties of Ferro China.

 

In your large product portfolio, there is also Amaro Virgilio, how that came to be and how did it evolve over time?

Amaro Virgilio has always been part of our product portfolio and was initially called Amaro San Gabriele. For many years Amari were not a popular product, there was not much demand and the sale was almost exclusively on the large retail dominated by major brands and very chip products. The intention of giving light and strength to our Family Amaro was born from here. Being a Chemistry graduate I often intervene personally in the development of the final formulas of our products, such as for Limoncello. As for the reformulation of the traditional recipe of Amaro San Gabriele, I intervened by changing the taste, decreasing the note of artichoke, pointing to the bitter nuances of rhubarb and lowering the percentage of sugar. Our Amaro remained on stand-by for a long time, until we decided to take care of the packaging by entrusting its restyling to the Roman Studio Angelini, launching the current Amaro Virgilio, named in honor of Virgilio Pallini: my father.

 

Pallini S.p.A. also proposes a Fernet and a Bitter in its portfolio of Amaro products, when these two products are born?

Like Amaro Virgilio even the Fernet is present in our product portfolio forever, the recipe, studied by the founder of Pallini Company, dates back to 1880. It is an infusion of medicinal herbs with a strong note of licorice, saffron and Aloe Vera Ferox. The restyling of the traditional packaging of our Fernet Pallini was commissioned to the Studio Angelini. Talking about Bitter Pallini, we are currently working on developing the product to improve our aperitifs proposal.

 

Mrs. Pallini, can you mention your plans for the nearest future? What are the goals of Pallini S.p.A.?

One of our goals is to continue working with foreign companies and expand the range of products we import. We will launch a book on Mistrà: a beautiful historical research by Fulvio Piccinino. We would like to bring the world of bartenders closer to this amazing product that is very versatile even in mixology. Having a long history behind our Company, one of the future projects will be to realize a museum that represents all these years of experience and hard work.

 

 

Matteo Zed

Martina Proietti[:]

SILVIO COLA – AMARISCHIA S.P.A.

[:it]Dottor Cola, ci fornirebbe qualche cenno storico sull’azienda Amarischia S.P.A.?

Amarischia S.p.A. è un’azienda campana storica specializzata nel settore alimentaredi proprietà della famiglia Cola. Da tre generazioni, sin dal 1920 l’azienda comincia a produrre liquori. Il Nocillo, la Anisetta, la China  erano solo alcune delle specialità che venivano prodotte nel loro laboratorio e vendute in tutta la Campania. In seguito nel 1969 nasce Amarischia, l’amaro dalle origini ischitane, il cui brand cresce fino a raggiungere la bella cifra di un milione di bottiglie all’anno vendute solo sul territorio campano. Oggi l’azienda è sinonimo di elevata qualità e prestigio nella ristretta èlite dei liquori italiani. Nel 1975 la famiglia Cola avvia una nuova attività nel settore confetti, prodotto anche questo tipico dell’area vesuviana dove esiste un’antica tradizione.  Qualche anno dopo quest’attività confluisce nella società Amarischia all’interno della quale ancora oggi una ampia gamma di confetti viene lavorata con moderni impianti ma senza perdere la connotazione artigianale grazie alla bravura dei propri maestri confettieri. L’Azienda ha conservato le proprie sedi storiche di Ischia ed Ottaviano, quest’ultima immersa nel parco nazionale del Vesuvio. Da qualche anno invece l’Amarischia, dopo aver fondato la società Indaco S.p.A. (produzione chewing-gum e caramelle) ha trasferito le proprie attività produttive, per motivi logistici nella più comoda zona industriale di Pascarola in uno stabilimento di 15.000 mq. dove oggi sono concentrate tutte le produzioni del gruppo e le circa ottanta unità lavorative. Insomma, Amarischia negli anni da piccola azienda a carattere territoriale si è trasformata in una vera e propria industria con una forte presenza sui mercati internazionali e con molteplici produzioni sia a marchio proprio sia a marca privata.

La ricetta dell’amaro ischitano fu messa a punto da un monaco francescano dell’Isola nel Settecento. Dopo la Rivoluzione Francese, il governo che controllava il Regno di Napoli ordinò lo scioglimento degli ordini conventuali costringendo alla diaspora frati e monaci: il sapere dell’infusione esce così dalle mura religiose e diventa di dominio popolare, un bene per la tradizione della liquoristica italiana, ma una sfortuna per la storica ricetta dell’amaro di Ischia che venne perduta proprio in questo periodo. Ci può raccontare come la Famiglia Cola è, alla fine, entrata in possesso della ricetta originale?

Certamente… ma prima di ogni cosa dobbiamo ricordare che da sempre Ischia è anche chiamata l’Isola Verde grazie alla sua rigogliosa Natura. In questo contesto nasce, durante la seconda metà del Settecento, la ricetta dell’amaro d’erbe di Ischia grazie ad un monaco francescano. I frati minori, infatti, presenti sull’isola dal 1225, erano abili liquoristi e l’amaro di erbe era una delle loro specialità.  Gli stessi frati che, per ordine del governo francese che allora controllava il regno di Napoli, furono costretti a lasciare il loro convento facendo perdere pertanto le tracce delle loro rinomate specialità. E qui arriva il colpo di fortuna, mio padre Arcangelo, appartenente alla seconda generazione dei liquoristi vesuviani, da sempre affascinato dalla storia straordinaria dei frati di Ischia, della loro capacità di cimentarsi con alambicchi e infusi d’erbe, riesce ad entrare in possesso di una ricetta ottenuta con erbe effettivamente disponibili nella regione. Si tratta dell’antica formulazione del liquore amaro di un monaco ischitano, quella autentica, l’originale tramandata negli anni senza subire modifiche. Sono gli anni ’60 e mio padre si dedica con passione alla divulgazione di questa ricetta da cui trae un amaro che conserva i profumi ed i sapori dell’isola conciliando il retrogusto astringente, amaro, tipico degli amari a base d’erbe, con un tocco amabile che non dispiace neanche ai palati più esigenti. Nasce in quel momento Amarischia, l’amaro quanto basta! Il grande successo del prodotto spinse mio padre a dare questo nome non solo al liquore ma anche alla stessa azienda che fonda con lo scopo di produrre e distribuire lo straordinario amaro. Una scelta che è un chiaro segnale di quanto questo amaro abbia conquistato anche l’anima di tutti i componenti della nostra Azienda garanti dell’originalità della ricetta negli anni. Nel frattempo il prodotto, diventato un’icona dell’Isola d’Ischia, veniva portato sulla Terraferma e diventava ben presto l’unico e vero amaro campano. D’altronde l’Amarischia oggi si sposa perfettamente con tutti i piatti della tradizione culinaria nostrana: un matrimonio indissolubile!

L’azienda Amarischia S.P.A. è molto legata alla tradizione della propria terra: la Campania. Ci può descrivere quanto il territorio influenzi la vostra produzione?

Il territorio influenza per il 90% almeno la nostra produzione, se pensa che sul nostro catalogo la maggior parte dei prodotti liquoristici che proponiamo, sono tutti realizzati con infusi che vengono realizzati con prodotti del territorio. Tra i liquori alla frutta spiccano il liquore alla “Melannurca”, ottenuto con le omonime mele casertane, o il “Finocchietto” campano, piuttosto che il “Limoncello” con i limoni d’Ischia, il “Melograno” fino al“Fragolino”. Sì, il liquore “Fragolino”, ottenuto con le fragole della città di Parete, patria della fragola “Sabrina”e non a caso definita città della fragola. Anche i nostri Amari sono tutti a carattere territoriale, l’amaro Amarischia è composto di quattordici erbe aromatiche provenienti dal territorio campano come la Genziana, Aloe Vera e Calamo. Abbiamo realizzato un amaro alla Rucola Ischitana o l’amaro Piperna con erbe di Timo Selvatico anche questo tipico dell’Isola d’Ischia. Non dimentichiamo il Liquore alla Liquirizia, ottenuto con il 16% di pasta di liquirizia calabra: un piccolo richiamo alla tradizione del Regno delle Due Sicilie. Quindi come vede tutto ciò che produciamo tende a valorizzare i sapori e gli odori inconfondibili del nostro territorio, tanto che di recente è stato attribuitoall’Amarischia il titolo di “Eccellenza” del territorio Campano.

Dott. Silvio Cola, ci può dire quali elementi botanici ed erboristici di origine campana sono impiegati in stabilimento per la realizzazione di Amarischia?

Come le dicevo pocanzi quasi tutti i nostri liquori sono realizzati con estratti erboristici del territorio campano, poi lavorati in infusione dai nostri maestri liquoristi tra i  migliori in Campania.

Le bottiglie di Amarischia sono distribuite in più di trenta paesi. Dov’è che il vostro prodotto di punta trova più riscontri positivi?

Sicuramente la parte del leone la fanno i Paesi Europei con una forte presenza in Germania. Ischia ogni anno è invasa da turisti di tutto il mondo ed i nostri liquori vengono esportati dall’isola come prodotto tipico del luogo. Un “pezzo di Ischia” da portare con sé alla fine delle vacanze e da far provare a parenti ed amici. Riceviamo d’altronde quasi quotidianamente richieste di prodotto da turisti che vogliono sapere dove poter acquistare il prodotto nei loro Paesi.

La sua azienda Amarischia S.P.A., conta nel proprio portfolio prodotti amari anche Amarucola e Amapiperna. Potrebbe descriverci come sono nati questi due prodotti?

Certo! L’amaro alla Rucola è un liquore pressoché esclusivo il cui principale ingrediente è proprio la rucola ischitana molto consumato sull’Isola. La Rucola è indicata dopo i pasti grazie alle sue proprietà digestive formidabili ed ha un gusto veramente gradevole tanto che in Campania sta prendendo il posto degli amari tradizionali. Anche l’Amapiperna rappresenta un amaro tipico di Ischia. L’ingrediente caratterizzante è il timo selvatico che gli ischitani chiamano da sempre Piperna e che utilizzano nella preparazione del classico Coniglio all’Ischitana. E’ un liquoredal profilo aromatico preciso ideale per chi ama i gusti forti e decisi. Proprio per questa sua caratteristica è considerato un ottimo ingrediente per i cocktails.

A proposito, com’è il rapporto di Amarischia S.P.A. con i bartenders?

Direi che abbiamo un ottimo rapporto che stiamo cercando di coltivare giorno per giorno. Sul nostro canale ufficiale Youtube abbiamo video dove esperti bartenders campani realizzano dei bellissimi Cocktail con il nostro amaro Amarischia ed il nostro liquore al Melograno.

Negli U.S.A. ha preso piede l’amaro-mania: l’ultimo trend della miscelazione che vede come ingrediente principale nelle ricette dei cocktails, che più spopolano in questo periodo, un amaro. Lei cosa pensa dell’avvicinamento da parte dei bartenders al mondo dell’amaro e come vede posizionati i suoi prodotti amari nel più vicino futuro, consumati lisci come aperitivi o digestivi oppure come importanti ingredienti nelle ricette della miscelazione?

Penso che la strada intrapresa sia quella giusta, l’amaro come liquore già di per sé è un mix di aromi, può essere realmente un trampolino di lancio per questa tipologia di prodotto che rappresenta un’ulteriore sfaccettatura della cucina italiana. L’amaro crea il giusto mix tra passato e futuro. Miscelato bene grazie alla fantasia del bartenders può rivelarsi una quotidiana sorpresa di gusto e sapori nostrani.

 

 

Martina Proietti[:en]Dr. Silvio Cola, could you give us some historical information about Amarischia Company?

Amarischia S.p.A. is a historic Campania company specialized in the food sector owned by the Cola family. For three generations, since 1920 the company has started producing liqueurs. The Nocillo, the Anisetta, the China were just some of the specialties that were produced in their laboratory and sold throughout the Campania region. Later in 1969, Amarischia was born, the Amaro from the Ischian origins, whose brand grows up to reach the nice figure of one million bottles a year sold only on the territory of Campania. Today the company is synonymous with high quality and prestige in the restricted elite of Italian liqueurs. In 1975 the Cola family started a new business in the confetti sector, also produced this typical of the Vesuvian area where there is an ancient tradition. A few years later, this activity merged into the Amarischia company, where still today a wide range of confetti is processed using modern systems but without losing the handicraft connotation thanks to the skill of its master confectioners. The company has kept its historical sites of Ischia and Ottaviano, the latter immersed in the national park of Vesuvius. For some years now the Amarischia has founded the company Indaco S.p.A. (chewing-gum production and sweets) has transferred its production activities for logistical reasons in the most convenient industrial area of Pascarola in a 15,000 square meter factory where today all the group’s productions are concentrated and around eighty working units. In short, Amarischia over the years as a small company with a territorial character has turned into a real industry with a strong presence on international markets and with multiple productions both under its own brand and private brand.

 

The Ischitian Amaro recipe was developed by a Franciscan monk from the island in the eighteenth century. After the French Revolution, the government that controlled the Kingdom of Naples ordered the dissolution of the conventual orders forcing the friars and monks to the diaspora: the knowledge of infusion thus emerges from the religious walls and becomes popular dominion, an asset for the Italian liqueur tradition, but a misfortune for the historic recipe of Ischian Amaro that was lost in this period. Can you tell us how the Cola Family has finally come into possession of the original recipe?

Of course … but first of all, we must remember that Ischia has always been called the Green Island thanks to its luxuriant Nature. In this context, during the second half of the eighteenth century, the recipe of Ischian Amaro d’Erbe was born thanks to a Franciscan monk. The Friars Minor, in fact, present on the island since 1225, were skilled liquorists and the Amaro d’Erbe was one of their specialities. The same friars who, by order of the French government that controlled the kingdom of Naples at the time, were forced to leave their convent, thus losing track of their renowned specialities. And here comes the stroke of luck, my father Arcangelo, belonging to the second generation of Vesuvian liqueurists, always fascinated by the extraordinary history of the friars of Ischia, their ability to grapple with alembics and herbal infusions, manages to get hold of a recipe obtained with herbs actually available in the region. It is the ancient formulation of the bitter liqueur of an Ischian monk, the authentic one, the original handed down over the years without undergoing changes. It is the ’60s and my father is passionately dedicated to the popularization of this recipe from which it derives an Amaro that preserves the aromas and flavours of the island combining the astringent aftertaste, bitter, typical of herbal Amari, with an amiable touch that does not mind even the most demanding palates. At that moment was born Amarischia l’Amaro Quanto Basta! The great success of the product pushed my father to give this name not only to the liqueur but also to the same company that he founded with the aim of producing and distributing the extraordinary Amaro. A choice that is a clear sign of how much this Amaro has conquered the soul of all the components of our company that guarantee the originality of the recipe over the years. Meanwhile, the product, which became an icon of the island of Ischia, was brought to the mainland and soon became the only original Amaro from Campania. On the other hand, the Amarischia today goes perfectly with all the dishes of our local culinary tradition: an indissoluble marriage!

 

The company Amarischia S.P.A. is very linked to the tradition of its land: Campania. Can you describe how much the territory influences your production?

The territory affects at least 90% our production if you think that in our catalog most of the liquor products we offer, are all made with infusions that are made with local products. Among the fruit, liqueurs stand out the liqueur “Melannurca”, obtained with the homonymous apples from Caserta, or the “Fennel” from Campania, rather than the “Limoncello” with the lemons of Ischia, the “Pomegranate” to the “Fragolino”. Yes, the “Fragolino” liqueur, obtained with strawberries from the city of Parete, home of the “Sabrina” strawberry and not surprisingly called the strawberry city. Even our Amari are all territorial, the Amaro Amarischia is composed of fourteen aromatic herbs from the Campania region such as Genziana, Aloe Vera and Calamo. We made a Rucola Ischitana Amaro or the Amaro Piperna with Wild Thyme herbs also this typical of the island of Ischia. Let’s not forget the Liquorice liqueur, obtained with 16% of Calabrian liquorice paste: a small reference to the tradition of the Kingdom of the Two Sicilies. So how do you see everything we produce tends to enhance the unmistakable flavours and smells of our territory, so much so that recently the title of “Excellence” of the Campanian territory has been attributed to the Amarischia.

 

Dr. Silvio Cola, could you tell us which Campania botanical and herbal elements are used in the establishment for the realization of Amarischia?

As I said before, almost all of our liqueurs are made with herbal extracts from the Campania region, then processed in infusion by our master liquorists among the best in Campania.

 

Amarischia bottles are distributed in more than thirty countries. Where is your flagship product getting more positive feedback?

Surely the key role is played by the European countries with a strong presence in Germany. Every year Ischia is invaded by tourists from all over the world and our liqueurs are exported from the island as a typical product of the place. A “piece of Ischia” to take with him at the end of the holidays and to let relatives and friends try. On the other hand, we receive almost daily requests for products from tourists who want to know where to buy the product in their countries.

 

Your company Amarischia S.P.A., also includes Amarucola and Amapiperna in its Amaro products portfolio. Could you describe how these two products were born?

Sure! The Rucola Amaro is an almost exclusive liqueur whose main ingredient is precisely the Ischitana rocket very consumed on the Island. Rucola is indicated after meals thanks to its formidable digestive properties and has a very pleasant taste so much that in Campania it is taking the place of traditional Amari. Amapiperna is also a typical Ischian Amaro. The characterizing ingredient is the wild thyme that the Ischitans have always called Piperna and that they use in the preparation of the classic Rabbit all’Ischitana. It is a liquored aromatic profile precise ideal for those who love strong and decisive tastes. Because of this characteristic, it is considered an excellent ingredient for cocktails.

 

By the way, how is the relationship between Amarischia S.P.A. and the bartenders?

I would say that we have an excellent relationship that we are trying to grow day by day. On our official Youtube channel, we have videos where expert bartenders from Campania produce beautiful cocktails with our Amaro Amarischia and our Melograno liqueur.

 

In the U.S.A. Amaro-Mania has taken hold: the latest trend in mixing that sees an Amaro as the main ingredient in the recipes of cocktails which are more popular in this period. What do you think of the approach by bartenders to the Amaro World and how do you see yours Amao products positioned in the nearest future, consumed neat as aperitifs or digestives or as important ingredients in mixing recipes?

I think that the road taken is the right one, the Amaro itself is a mix of aromas, it can really be a springboard for this type of product that represents a further facet of Italian cuisine. The Amaro creates the right mix between past and future. Blended well thanks to the fantasy of bartenders can be a daily surprise of taste and local flavours.

 

 

Martina Proietti[:]

ANTONIO PIANA – MAGIANTOSA

[:it]Ciao Antonio, presentaci la tua startup: Magiantosa.

La Magiantosa è una startup, che nasce nel Febbraio del 2016, fondata da quattro soci con la passione per la Sicilia e le sue tradizioni. Il nome dell’azienda deriva dalle iniziali di noi quattro soci: MAtteo, GIANfranco, Antonio detto TOnio e SAnti.

 

Descrivici un aspetto fondamentale del vostro prodotto: il vostro territorio, la Sicilia.

Lumìa significa limone nel dialetto di Paternò, in provincia di Catania. L’Amaro di Lumìa era il rimedio contro la cattiva digestione che gli abitanti della cittadina di Paternò acquistavano in una delle farmacie locali già nei primi anni del ‘900. Amaro Lumìa è frutto di un’antica ricetta elaborata dalla nonna farmacista di Matteo, uno di noi quattro soci, e oggi recuperata grazie alla nostra passione per la Sicilia e le sue tradizioni. Avendo ereditato la ricetta abbiamo il piacere, ma soprattutto il dovere, di continuare con i vecchi metodi per l’estrazione dei benefici delle botaniche: principalmente materie prime che provenienti dalla nostra amata Sicilia.

 

Ci racconteresti come nasce Amaro Lumìa?

Inizia tutto nel Gennaio 2016, con l’aiuto della nonna di Matteo. Lei ci ha spiegato dettagliatamente come lavorare ogni singola botanica e come estrarre al meglio i suoi benefici attraverso l’infusione alcolica. Abbiamo passato più di due mesi per l’inquadramento della ricetta e ritengo che siano stati i mesi più duri e più lunghi per l’inizio di questa avventura!

 

Ci puoi descrivere brevemente il processo produttivo che dà vita al vostro amaro?

Per prima cosa c’è la selezione delle botaniche delle quali sono estratti i benefici e gli aromi tramite un’infusione alcolica della durata di minimo quaranta giorni. Sono poi selezionati i limoni dell’Etna e si procede con l’asportazione delle scorze che andranno in infusione. Alla soluzione si aggiungono poi l’acqua e lo zucchero. Dopo quaranta giorni di maturazione l’Amaro Lumìa è pronto per essere imbottigliato. Il nostro amaro presenta una chiusura di gomma lacca per garantire l’artigianalità del prodotto.

 

Quanti elementi botanici ed erboristici della vostra regione sono utilizzati per la produzione di Amaro Lumìa?

Utilizziamo sei botaniche provenienti dalla Sicilia, gli altri elementi li facciamo arrivare dalle zone alpine e dai vivai romani.

 

La nuova tendenza della miscelazione mondiale è l’utilizzo degli amari nei cocktails. Come vedi collocato il vostro prodotto nel mondo del beverage: come digestivo o come protagonista nelle ricette dei cocktail della mixology?

Riceviamo dai bartenders ogni giorno nuovi drinks, come si dice: paese che vai drink che trovi! Certo, speriamo che ogni cocktail bar aggiunga sempre Lumìa nella propria drink list.

 

Quali sono i vostri obiettivi per il prossimo futuro?

Il nostro obiettivo principale per il prossimo futuro è quello di creare un Brand.

 

 

Martina Proietti[:en]Hello Antonio, introduce us your startup: the Magiantosa.

Magiantosa is a startup, born in February 2016, founded by four partners with a passion for Sicily and its traditions. The company name derives from the initials of our four partners: MAtteo, GIANfranco, Antonio called TOnio and SAnti.

 

Describe a fundamental aspect of your product: your territory, Sicily.

Lumìa means lemon in the dialect of Paternò, near Catania. Amaro Lumìa was the remedy against the bad digestion that the inhabitants of the town of Paternò bought in one of the local pharmacies already in the first years of the ‘900. Amaro Lumìa is the result of an ancient recipe developed by Matteo’s grandmother, one of us four members, and now recovered thanks to our passion for Sicily and its traditions. Having inherited the recipe we have the pleasure, but above all the duty, to continue with the old methods for extracting the benefits of the botanicals: mainly raw materials coming from our beloved Sicily.

 

Would you tell us how Amaro Lumìa is born?

It all begins in January 2016, with the help of Matteo’s grandmother. She explained to us in detail how to treat every single botanical and how to extract the best benefits from the alcohol infusion. We spent more than two months on the recipe development and I think it was the hardest and longest months for the start of this adventure!

 

Can you briefly describe the production process that gives life to your Amaro?

First of all, there is the botanicals selection of which the benefits and the aromas are extracted through an alcohol infusion lasting a minimum of forty days. The Lemons of Etna are then selected and the peels that will be infused are removed. Then water and sugar are added to the solution. After forty days of maturation, Amaro Lumìa is ready to be bottled. Our Amaro has a lacquer rubber closure to guarantee the craftsmanship of the product.

 

How many botanicals and herbal elements of your region are used for the production of Amaro Lumia?

We use six botanicals from Sicily, the other elements we get them from the alpine areas and from the Roman nurseries.

 

The new mixology trend is the use of amaro in cocktails. How do you see your product placed in the beverage world: as a digestive or as a protagonist in mixology cocktail recipes?

We receive every day, from the bartenders, new drinks. Of course, we hope that every cocktail bar will always add Lumìa to their drink list.

 

What are your goals for the near future?

Our main goal for the near future is to create a Brand.

 

 

Martina Proietti[:]

ANTONIO GUARDA – B.LO NARDINI

[:it]Salve Dott. Guarda! Innanzitutto la ringraziamo per il Suo tempo, abbiamo intervistato molti produttori italiani di spiriti, ma parlare con Lei è per Amaro Obsession un enorme onore e piacere. Lei rappresenta la Famiglia che come azienda ha dato vita al processo di distillazione nella società laica in Italia, sviluppandolo e perfezionandolo, fungendo così da battistrada ed esempio per tutti i distillatori nati in Italia dopo l’Azienda B.lo Nardini. Quanto è impegnativo avere sulle proprie spalle un tale merito e allo stesso tempo una tale responsabilità?

La B.lo Nardini è una distilleria familiare storica che ha segnato una svolta, sin dalla sua fondazione nel 1779, nel mondo della produzione della grappa. Significativo è stato il cambiamento, introdotto appunto dal nostro fondatore, da una produzione itinerante, in uso al tempo, ad una struttura stabile. Le generazioni che si sono succedute hanno tutte contribuito nel migliorare la qualità del prodotto e a incrementare l’assortimento dei liquori e distillati seguendo i trend del momento. Oggi, in settima generazione, io ed i miei tre cugini gestori della B.lo Nardini, abbiamo chiaramente avuto un beneficio dall’operato del passato e nel contempo sentiamo un forte obbligo morale, di poter assicurare la longevità aziendale per le future generazioni. Due facce della stessa medaglia!

 

Amaro Obsession vede in B.lo Nardini l’Azienda che meglio ha saputo investire nel “mondo amaro” con un portfolio prodotti impossibile da eguagliare in qualità e quantità. Quale tra Amaro, Bitter, Rosso, Mezzoemezzo, Fernet, Elixir di China e Rabarbaro dà all’Azienda maggiore soddisfazione? E quale tra questi soddisfa più il suo gusto?

Il mondo Amaro ha sempre fatto parte della nostra gamma di prodotti il più vecchio dei quali, nel mondo Amari, è sicuramente la China. E’ interessante constatare come l’influenza culturale nel bere incida nei vari mercati. Per esempio abbiamo fortissime soddisfazioni dall’Amaro negli Stati Uniti, dove peraltro abbiamo introdotto proprio questo mese il Bitter; il Rabarbaro ed il Bitter incontrano il gusto francese e pure inglese in maniera per noi inaspettata. Il Mezzoemezzo come pure il Rosso, sulla scia di Campari e Aperol, stanno crescendo esponenzialmente in Italia. Personalmente adoro il nostro Amaro.

 

In che modo Lei ama bere Amaro Nardini?

Amo Amaro Nardini on the rocks o in versione sour. D’estate anche miscelato con ginger beer.

 

Dott. Antonio, per primi avete creduto nel prodotto Amaro, sopratutto con le Vostre esportazioni all’estero, basti pensare che Amaro Nardini è stato una delle prime bottiglie ad arrivare negli US a contagiare il mondo del beverage statunitense con l’amaro-fobia, ci dica la verità, come avete fatto a prevedere con tanto anticipo il successo di questa categoria, quasi dimenticata in Italia, nei bars e nel gusto dei consumatori?

Devo confessare che il merito non è stato del tutto mio. Abbiamo avuto una grossa fortuna grazie ad una serie televisiva statunitense di fine anni novanta: I Sopranos. In più occasioni i personaggi richiedevano al ristorante un amaro, creando curiosità nel pubblico generale, essendo un programma seguitissimo. La fortuna ha voluto che fossimo appena entrati nel mercato e che la nostra formula dell’Amaro ha incontrato subito il gusto statunitense. La mia presenza sul mercato per spingere la vendita del prodotto ha in seguito aiutato a farlo conoscere.

 

Dottore, Lei è molto amato dal mondo del beverage italiano e internazionale, qual è il Suo rapporto con gli addetti ai lavori e quali tra loro rappresentano le posizioni che Lei considera più importanti nella filiera della Sua produzione?

Da dodici anni oramai sto portando avanti la proposta della grappa nel bere miscelato. Un progetto iniziato a Londra con la pubblicazione del Grappa Handbook (stiamo lavorando in questi giorni sulla seconda edizione) dove si spiega cos’è la grappa e come è prodotta ed interpretata da B.lo Nardini. L’idea era nata dalla poca e confusa conoscenza della grappa nei mercati internazionali. Avendo noi un portfolio di 26 prodotti abbiamo esteso la spiegazione a tutta la nostra gamma produttiva. La comunità dei barman londinesi ha accolto con grande entusiasmo il progetto creando dei cocktail a base di prodotti B.lo Nardini che sono appunto raccolti nel Grappa Handbook. La seconda edizione racchiuderà ricette di barman a livello globale e sarà pubblicata in più lingue. I barman, mixologists od osti che si vogliano chiamare, sono decisamente l’anello più importante nell’intera filiera in quanto è grazie a loro che il prodotto viene presentato al consumatore finale, creando mercato. E’ una categoria di professionisti che io adoro in quanto, oltre alla loro innata arte nel miscelare, hanno tutti una naturale umanità nel confronto dei clienti.

 

In quale modo la Sua innata creatività e intelligenza, Dott. Guarda, ha influito negli ultimi anni il mondo B.lo Nardini?

La mia più rilevante influenza nel mondo B.lo Nardini è stata quella appunto di sviluppare il rapporto con i barmen e presentare la grappa, tradizionalmente utilizzata liscia nel dopo pasto, come un ottimo ingrediente nel bere miscelato.

 

B.lo Nardini è un marchio importante coniato nel passato, esaltato nel presente e sempre pronto al futuro… Che cosa avete in progettazione? Può darci qualche anticipazione?

Il futuro di B.lo Nardini nel breve termine lo vedo ancora legato nell’ampliare la distribuzione della nostra intera gamma sia nel mercato domestico sia nei mercati internazionali. Nel medio/lungo periodo stiamo lavorando su un progetto di locali monomarca, il primo dei quali è stato aperto meno di un anno fa’, proprio qui a Bassano – Garage Nardini, dove presentare i nostri prodotti, lisci e miscelati, con un’enfasi anche al food, che sarà basato rigorosamente su prodotti stagionali veneti. B.lo Nardini e Veneto come mission comunicativa!

 

Come già detto, rappresenta l’Azienda Italiana che merita maggior rispetto per quello costruito dal 1779 ma, se dovesse guardarsi intorno, quale altra azienda Italiana Lei crede meriti la Vostra attenzione e la Vostra ammirazione?

Ci sono molte realtà italiane che ammiro, in più settori. Prediligo sempre le aziende familiari della tradizione che riescono a enfatizzare la cura e la passione nei prodotti finali. Nel nostro settore specifico, ammiro tutti gli amici di The Spirit of Italy, con i quali collaboriamo da anni e con i quali riusciamo a fare fronte comune nei mercati internazionali promuovendo il bere  tradizionale italiano.

 

 

Matteo Zed

Martina Proietti[:en]Good morning Dr. Guarda, first of all, we thank you for your time. We interviewed many Italian spirits producers, but talking to you is a huge honor and pleasure for Amaro Obsession. You represent the Family Company that gave birth to the distillation process in the secular society in Italy, developing and perfecting it, thus acting as an example for all the distillers born in Italy after the B.lo Nardini Company. How difficult is it to have such merit on your shoulders and at the same time such responsibility?

B.lo Nardini is a historic family distillery that turned the tide, since its foundation in 1779, in the production of grappa. Our founder introduced a significant change: from a portable still production, in use at that time, to a stable distillery. The following generations have all contributed to improving the quality of the product and increasing the liqueurs and spirits portfolio paying attention to the trends of the moment. Today, in the seventh generation, my three cousins and I, managers of B.lo Nardini, have clearly benefited from the past and at the same time feel a strong moral obligation to ensure the longevity of the company for future generations. Two sides of the same coin!

 

Amaro Obsession sees in B.lo Nardini the company that has best managed to invest in the “amaro world” with a product portfolio that is impossible to match in terms of quality and quantity. Which among Amaro, Bitter, Rosso, Mezzoemezzo, Fernet, China Elixir and Rabarbaro gives the company the greatest satisfaction? And which one of these do you like better?

The “amaro world” has always been part of our products range, the oldest of which, speaking about amaro, is definitely the China Elixir. It is interesting to note how cultural influence in drinking affects the various markets. For example, we have large satisfactions from our Amaro in the United States, where, however, we have introduced this very month the Bitter; the Rhubarb and the Bitter meet the French taste and also English in an unexpected way for us. The Mezzoemezzo as well as the Rosso, in the wake of Campari and Aperol, are growing exponentially in Italy. Personally, I love our Amaro.

 

How do you like to drink Amaro Nardini?

I love Amaro Nardini on the rocks or in sour version. In summer I drink it also mixed with ginger beer.

 

Dr. Antonio, you were the first to believe in amaro products, especially with your exports abroad, just think that Amaro Nardini was one of the first amaro bottles to arrive in the US to influence the US beverage world with the amaro-phobia, tell us the truth, how did you anticipate the success of this category, almost forgotten by Italian bars and consumers?

I must confess that the merit was not entirely mine. We had a great fortune thanks to a US television series of the late nineties: The Sopranos. On several occasions when the characters finished a meal, they also asked for an amaro, creating a sense of curiosity in the general public, it was a very popular series. We were lucky because we had just entered the market and the formula of our Amaro immediately met the American taste. My work in the market to help sales of our product has subsequently helped to make it known.

 

Dr. Guarda, you are much appreciated by the world of Italian and international beverage, what is your relationship with the experts of the sector and which among them does represent the positions that you consider most important in the supply chain of your production?

For twelve years by now I have been carrying forward the proposal of grappa in mixed drinking. A project started in London with the publication of the Grappa Handbook (we are working in these days on the second edition) where we explain what grappa is and how it is produced and interpreted by B.lo Nardini. The idea was born from the little and confused knowledge of grappa in international markets. Having a portfolio of 26 products we have extended the explanation to our entire product range. The London barman community has welcomed the project with great enthusiasm, creating cocktails based on B.lo Nardini products that are collected in the Grappa Handbook. The second edition will contain barman recipes from all over the world and will be published in multiple languages. The bartenders, mixologists or however else one wants to call them, are definitely the most important link in the entire supply chain as it is thanks to them that the product is presented to the final consumer, creating a market. It ‘a category of professionals that I adore because, in addition to their innate art in mixing, they all have a natural humanity when interacting with customers.

 

How has your innate creativity and intelligence, Dr. Guarda, influenced the B.lo Nardini world in recent years?

My most important influence in the B.lo Nardini world was developing the relationship with the barmen and presenting the grappa, traditionally used neat after a meal, as an excellent ingredient in mixed drinking.

 

B.lo Nardini is an important brand coined in the past, exalted in the present and always ready for the future… What are your plans? Can you give us some anticipation?

I see the B.lo Nardini future in the short term tied to expanding the distribution of our entire range both in the Italian market and in the international one. In the medium/long term we are working on a project of mono-brand bar, the first of which was opened less than a year ago, right here in Bassano: Garage Nardini, where we present our products, neat and mixed in cocktails, with an emphasis also on food, which will be based strictly on seasonal Veneto products. B.lo Nardini and Veneto as a communication mission!

 

As already mentioned, you represent the Italian Company that deserves more respect for all it has been able to achieve since 1779 but, if you had to look around, which other Italian Company would be worthy of your attention and admiration?

There are many Italian companies that I admire, in different sectors. I always prefer traditional family companies that are able to emphasize the care and passion in the final products. In our specific sector, I admire all the friends of The Spirit of Italy, with whom we have been collaborating for years and with whom we managed to make a common front in international markets, promoting traditional Italian drinking.

 

 

Matteo Zed

Martina Proietti[:]

FEDERICO DELMONTE – CHEF DI ACCIUGA

[:it]Buongiorno, Federico! Lei, Chef, rappresenta una delle giovani menti più brillanti del panorama culinario Italiano. Ha lavorato a Londra al Dorchester sede del famosissimo China Tang Bar e città simbolo del beverage mondiale, ma colonia dell’hospitality italiana e ha cominciato a Roma vicino al Maestro Anthony Genovese, da sempre noto sostenitore degli amari in cucina. Quanto queste esperienze hanno influenzato il suo modo di cucinare, ma soprattutto, quanto la hanno spinta a sviluppare tutto questo in una cucina minimale di grande creatività che spesso sorprende con ingredienti rappresentati da liquori amari e aromatici del patrimonio italico?

Buongiorno, Martina! Sì, le mie precedenti esperienze nell’ambiente della ristorazione mi hanno trasmesso molto, ovviamente, come in ogni ambito, dopo aver assorbito il maggior numero possibile di nozioni, inizia la rielaborazione personale. Trovo molto interessante il discorso degli amari nella cucina, “la bottigliera”, come la chiamo io, è un elemento che stimola una visione differente nella ricerca di determinati sapori nei piatti. La mia cucina si avvale di pochi ingredienti con cui cerco di creare un impatto gustativo importante con un particolare focus sull’acidità e sull’amarezza: sapori che amo molto. Metto una grande attenzione nello sviluppo del vegetale che lavoro spesso con macerature sottovuoto o sottosale. Gli amari mi danno un forte aiuto a sviluppare delle tonalità di sapori singolari mantenendo comunque fede alla materia prima. Acciuga sottosale, finocchiella fresca, foglie di basilico, scorza di limone e carciofo spadellato con Amaro Formidabile: nel piatto che ho cucinato per voi, per esempio, l’amaro gioca sì un ruolo fondamentale, ma è utilizzato solamente nel finale della preparazione per conferire la componente aromatica, ma lasciando la persistenza dolciastra e amaricante della materia prima vegetale. Curioso è anche un risotto nella cui preparazione utilizzo un Aromatic Bitters servito con quinto quarto di seppia e ginepro. Insomma, è qualche anno che ho iniziato a lavorare “la bottigliera” e trovo questa esperienza molto interessante.

 

Quale categoria di amari preferisce utilizzare nel suo modo di fare cucina?

Mi piacciono molto gli amari chinati e i bitter! Ricerco soprattutto amari che non abbiano una componente dolce troppo presente al palato. Non amo particolarmente il gusto dolce durante il pranzo o la cena, un piatto che viri troppo a questo gusto inibirebbe il mio pasto. Sono un grande amante della genziana, ho delle bottiglie fornitemi da un amico di famiglia che per me sono straordinarie. Purtroppo trovare delle radici di genziana è alquanto difficile e la raccolta in Italia è proibita, ma sarebbe molto interessante produrne una “fai da te” e sicuramente mi cimenterò in questa produzione perché trovo stimolante la possibilità di sviluppare diverse tonalità di aromatizzazione nelle soluzioni idroalcoliche.

 

Siamo curiosissimi, da poco è finalmente l’attore principale e anche il regista di questa nuova avventura chiamata “Acciuga” a Prati a Roma, il suo nuovo Ristorante, può’ raccontarcene un pochino?

Il nome del ristorante, “Acciuga”, nasce non per caso, l’ha scelto mia moglie ed è un nome che mi ha conquistato da subito. Angelica, conoscendo me e la mia cucina, ha pensato subito a questo nome: “Acciuga” rappresenta le mie origini, il Mar Adriatico, Fano, è un nome molto veloce, intuitivo, semplice che rispecchia in tutti i suoi aspetti il ristorante. Il menù della carta di “Acciuga” è un menù molto fruibile che lavora prevalentemente pesce azzurro, una cucina espressa, veloce che rappresenta la semplicità. Accanto alle portate della carta, c’è anche il menù Federico: piatti contemporanei, più articolati, in cui sono sviluppate delle idee come quella de “la bottigliera” o, per esempio, delle acidità estreme.

 

Quali sono le tecniche di cucina che utilizza per sfruttare al massimo le proprietà dei liquori amaricanti?

Soprattutto mi interessano le macerature perché con il procedimento del sottovuoto riesco ad agire sulla ricerca dell‘equilibrio tra il sapore acido e quello amaro. Questa tecnica la utilizzo, per esempio, per preparare un piatto con il baccalà servito con una purea di ceci e mandorle e un cetriolo cotto sottovuoto con sale bilanciato e aceto che in seguito è condito con un amaro. Nel piatto quindi si può ritrovare il contrasto non solo tra acido e amaro ma anche con l’opulenza data dai ceci e dalle mandorle.

 

Quali sono i suoi contatti col mondo del beverage Italiano e chi sono i professionisti con cui collabora o con cui ha collaborato?

Il primo esperto del mondo del beverage che mi sento di nominare è Luca Boccoli, sommelier che segue la carta dei vini di “Acciuga” e professionista cui mi rivolgo per confronti su diversi prodotti. Poi Zed, Matteo Zamberlan, un estremo conoscitore cui richiedo informazioni e scambi di opinioni. Matteo, da diversi anni vive a Manhattan (NY) e ricopre il ruolo di Beverage Specialist nel Giorgio Armani Restaurant sulla 5^ Avenue, quindi il nostro rapporto professionale si è leggermente affievolito, ma grazie ai mezzi di comunicazione web riesco sempre a raggiungerlo per un confronto tecnico.

 

Uno Chef americano, Justin Severino, proprietario ed Executive Chef del ristorante Cure di Pittsburgh e Chef semi finalista per la James Beard-Found, pensa come lei, Federico, agli amari fuori dal loro tradizionale contesto. Uno tra i salumi di sua produzione più venduti è il famosissimo salame al Negroni, in cui un Bitter, un Vermouth e delle bacche di ginepro si uniscono alla carne aromatizzandola, per non parlare del salame di agnello e maiale aromatizzato con olive e Fernet. Justin, però, riesce a dare il massimo cucinando un costosissimo taglio di salmone: lo lascia marinare per trenta ore in due diverse qualità di succo di arancia, barbabietole, fiori di ibisco e tantissimo Fernet Branca, poi ne serve poche fette come piatto da antipasto in un variopinto assortimento di mandorle, barbabietole, cetrioli, mela verde, finocchio disidratato e petali di fiori. Com’è mai possibile che siano sempre gli altri popoli a saper dare il giusto valore ai nostri prodotti e noi come italiani siamo incapaci di farlo o comunque arriviamo sempre per secondi?

Noi inventiamo i prodotti e gli altri li usano! Le tendenze in Italia arrivano sempre dopo. A mio avviso nel nostro Paese c’è un problema di apertura di mentalità, le novità sono ben accolte in principio, poi raggiungono il loro apice con un boom di tendenza e in seguito sono abbandonate. Esistono in Italia delle città in cui si può azzardare di più, ma ognuna ha una sua caratteristica, per esempio Roma ha la “tara” del costo della pasta cui il ristorante “Acciuga” si è perfettamente adeguato adottando una politica di prezzi contenuta, soprattutto sui primi, senza trascurate la qualità ovviamente!

 

Dall’alto della sua italianità e del suo continuo dare pregio con guizzante creatività alla tradizione italiana, in particolare quella marchigiana, ci può dire quali sono i piatti più amati della sua cucina in cui un liquore amaro gioca un ruolo fondamentale?

Non posso dire che c’è un gusto amaro che gioca un ruolo fondamentale in un piatto della tradizione che riporto nel mio ristorante. L’amarezza la sfrutto per sviluppare idee diverse, più creative, anche con ingredienti della zona marchigiana, ma la tradizione è la tradizione! Non farò mai una forzatura su un sapore tradizionale con una sfumatura, un gusto, che non ci deve andare. La tradizione va fatta bene, va rispettata, secondo me, va lasciata così! La tecnica, sicuramente, può permetterti di attualizzare una ricetta della tradizione alleggerendola, di esaltando ancora di più un sapore o eliminando qualcosa che potrebbe essere un “difetto” all’interno del piatto.

 

Per finire, Chef, detto tra noi, quando è lei che si siede a tavola per mangiare, con quale amaro ama finire il suo pasto?

La genziana, è la mia preferita! Farei assaggiare la genziana di cui vi parlavo prima un po’a tutti. Finire il pasto con questa radice è perfetto per me perché oltre ad aiutare a livello digestivo, a me piace moltissimo anche a livello di gusto. È difficile trovare una buona genziana, quindi mi piace provare anche nuovi prodotti amari come per esempio Amaro Formidabile!

 

 

Matteo Zed

Martina Proietti

Photo by Arianna Bonelli[:en]Good morning, Federico! You, Chef, represent one of the brightest young minds of the Italian culinary scene. You worked in London at the Dorchester headquarters of the famous China Tang Bar and city symbol of the world beverage, but a colony of Italian hospitality, and you began in Rome with the Maestro Anthony Genovese, always known supporter of amari in the kitchen. How much these experiences have influenced your way of cooking, but above all, how much they have pushed you to develop all this in a minimalist food of great creativity that often surprises with ingredients represented by amari and aromatic liqueurs of the Italic heritage?

Good morning, Martina! Yes, my previous experiences in the restaurant environment have given me a lot, of course after having absorbed the greatest possible number of notions, the personal re-elaboration begins. I find the idea of the amari in the food very interesting, “la bottigliera”, as I call it, is an element that stimulates a different vision in the search for certain flavors in the dishes. My kitchen uses few ingredients with which I try to create an important gustatory impact with a particular focus on acidity and bitterness: flavors that I love a lot. I pay great attention to the development of the vegetable that I often work with under vacuum or under-run macerations. Amari give me a strong help to develop shades of singular flavors while still remaining faithful to the raw material. Anchovy, fresh fennel, basil leaves, lemon peel and sautéed artichoke with Amaro Formidable: in the dish that I cooked for you, for example, bitterness plays a fundamental role, but is only used in the final preparation to confer the aromatic component, but leaving the sweetish and bitter persistence of the vegetable raw material. Curious is also a risotto in the preparation of which I use an Aromatic Bitters served with a quinto quarto of cuttlefish and juniper. In short, it’s been a few years since I started working “la bottigliera” and I find this experience very interesting.

 

Which amaro category do you prefer to use in cooking?

I really like amari chianti and bitters! I mainly research amari that do not have a sweet component too present on the palate. I do not particularly like the sweet taste during lunch or dinner, a food that turns too much to this taste would inhibit my meal. I am a great genziana lover, I have some bottles from a family friend which are extraordinary for me. Unfortunately, finding gentian roots is very difficult and harvesting in Italy is prohibited, but it would be very interesting to produce a “home made” genziana and I will certainly try my hand at this production because I find stimulating the possibility of developing different aromatization shades in hydroalcoholic solutions.

 

We are very curious, it is finally the main actor and also the director of this new adventure called “Acciuga” at Prati in Rome, your new restaurant, can you tell us a little bit about it?

The name of the restaurant, “Acciuga”, is born not by chance, my wife has chosen it and it is a name that has conquered me immediately. Angelica, knowing me and my kitchen, immediately thought of this name: “Acciuga” represents my origins, the Adriatic Sea, Fano, is a very fast, intuitive, simple name that reflects in all its aspects the restaurant. The à la carte menu of “Acciuga” is a very usable menu that mainly works with bluefish, an express, fast cuisine that represents simplicity. Next to the à la carte menu, there is also the Federico menu: contemporary dishes, more articulated, in which ideas like “la bottigliera” or, for example, extreme acidity are developed.

 

What cooking techniques you use to make the most of the properties of amari?

Above all, I am interested in the macerations because with the vacuum process I can act on the search for the balance between the acid and the bitter taste. This technique is used, for example, to prepare a dish with cod served with a purée of chickpeas and almonds and a cucumber cooked in a vacuum with balanced salt and vinegar which is then seasoned with an amaro. In the dish you can then find the contrast not only between acid and bitter but also with the opulence given by chickpeas and almonds.

 

Which are your contacts with the Italian beverage world and who are the professionals you work with or collaborated with?

The first expert in the world of beverage that I would like to name is Luca Boccoli, sommelier who follows the wine list of “Acciuga” and professional I address for comparisons on different products, then Zed, Matteo Zamberlan, an extreme connoisseur to whom I request information and exchange opinions. Matteo live in Manhattan (NY) for several years and holds the role of Beverage Specialist in the Giorgio Armani Restaurant on 5th Avenue, so our professional relationship has slightly weakened, but thanks to the digital media I always manage to reach him for a technical comparison.

 

An American chef, Justin Severino, owner and Executive Chef of The Cure restaurant in Pittsburgh and Chef semi finalist for the James Beard-Found, thinks like you, Federico, to amari out of their traditional context. One of the best-selling salami of its production is the very famous Negroni Salami, in which a Bitter, a Vermouth and juniper berries aromatizing the meat, not to mention the lamb and pork salami and flavored with olives and Fernet. Justin, however, manages to do his best by cooking a very expensive salmon cut: he lets it marinate for thirty hours in two different qualities of orange juice, beets, hibiscus flowers and a lot of Fernet Branca, then he serves a few slices as a starter dish in a colorful assortment of almonds, beetroot, cucumber, green apple, dehydrated fennel and flower petals. How is it possible that it is always other peoples who are able to give the right value to our products and we as Italians are unable to do it or in any case we always arrive later?

We invent products and others use them! Trends in Italy always come later. In my opinion, in our country there is a problem of open-mindedness, the innovations are welcome in the beginning, then reach their peak with a boom in trend and then are abandoned. There are cities in Italy where you can venture more, but each has its own characteristic, for example Rome has the “tare” of the pasta cost, the restaurant “Acciuga” perfectly comply by adopting a contained price policy, especially on the main course, without neglecting the quality of course!

 

From your Italian origin and your continuous giving value with flickering creativity to the Italian tradition, in particular of the Marche, can you tell us what are the most loved dishes of your kitchen in which an amaro plays a fundamental role?

I can not say that there is an amaro that plays a fundamental role in a traditional dish that I cook in my restaurant. Bitterness exploits it to develop different, more creative ideas, even with ingredients from the Marche region, but tradition is tradition! I will never make a forcing on a traditional flavor with a nuance, a taste, that does not have to go. The tradition must be done well, it must be respected, in my opinion, should be left like that! The technique, certainly, can allow you to actualize a traditional recipe by lightening it, enhancing even more a flavor or eliminating something that could be a “defect” inside the dish.

 

At the end, Chef, said between us, when is you sitting at the table to eat, with which bitter you love to finish your meal?

Genziana, is my favorite! I would give a taste of the genziana that I spoke to you a little before to everyone. Finishing the meal with this root is perfect for me because in addition to helping on a digestive level, I also really like it in terms of taste. It is difficult to find a good genziana, so I also like to try new amari such as Amaro Formidabile!

 

 

Matteo Zed

Martina Proietti

Photo by Arianna Bonelli[:]

MAURIZIO BELFIORE – AMACARDO

[:it]Ciao Maurizio, presentati ai nostri lettori e raccontaci un po’ in generale come sei divenuto produttore di spriti.

Ciao Martina! Mi chiamo Maurizio Belfiore, ho 30 anni e sin da ragazzino ho sempre sognato di fare l’imprenditore con l’unico obiettivo di valorizzare i meravigliosi prodotti della mia splendida terra e così dopo il conseguimento della laurea in economia e commercio ho deciso di creare AmaCardo Sicily S.R.L. insieme ai miei due soci Andrea Messina e Angelo Romeo.

 

Ci descriveresti il tuo territorio: la Sicilia?

La Sicilia è una terra unica, ricca di tradizioni, un’isola incontaminata di profumi e sapori. Per descrivere la Sicilia Riprendo una celebre frase di Carmen Consoli:

“La Sicilia è un dono di Dio, ci sono posti che non ti immagini, alla fine di una strada ti imbatti in un anfiteatrofatto di pietra lavica, e se sali sull’ Etna e vedi il mare, beh, allora capisci perché chi conosce la Sicilia ne sia innamorato”

 

Il tratto distintivo di AmaCardo è l’utilizzo, nella produzione degli spiriti, del Cardo Selvatico, ci diresti di più riguardo questa botanica? Da dove nasce l’idea di usarla nella produzione di liquori e distillati?

L’idea di creare dei liquori a base di questo piccolo carciofino selvatico (Cynara Cardunculus Sylvestris) deriva dal mio socio Angelo, in quanto raccoglitore e conoscitore di piante selvatiche. Sin da ragazzo sognava di inventare un modo per sfruttare questa botanica le cui foglie e il rizoma contengono importanti principi attivi (tra cui la cinarina) che hanno proprietà toniche, digestive e diuretiche.

 

Ci forniresti qualche cenno storico sull’azienda AmaCardo? Deriva da una lunga tradizione?

AmaCardo non deriva da una lunga tradizione ma è una start up nata 3 anni fa-aprile 2015 con la volontà di esportare la cultura siciliana nel mondo permettendo di far conoscere questo piccolo cardo che cresce spontaneamente solo nelle aree collinari intorno al vulcano Etna.

 

Ci puoi descrivere brevemente il processo produttivo che dà vita ai tuoi prodotti bitter: Amaro di Carciofino Selvatico dell’Etna e Amaro di Carciofino Selvatico e Arancia Rossa?

Le singole fasi del processo produttivo di Amaro di Carciofino Selvatico dell’Etna sono rigorosamente artigianali. Esternalizziamo la produzione in uno dei più antichi Liquorifici di Sicilia a cui forniamo la materia prima principale. Tutto inizia attraverso il processo di infusione del piccolo cardo selvatico all’ interno di vasche colme di alcool, processo che dura sei mesi. Successivamente aggiungiamo una minima quantità di zucchero e delle speciali botaniche che crescono intorno al vulcano. Per il nostro Amaro di Carciofino Selvatico e Arancia Rossa invece oltre all’infuso di carciofino e di erbe aggiungiamo un’aromatizzazione di scorze d’arancia rossa. E infine la nostra grappa al carciofino la cui base è un distillato di monovitigno di Nero d’Avola cui è aggiunto l’infuso di cardo, ma per renderla ancora più affascinante, all’interno di ogni bottiglia inseriamo un piccolo carciofino.

 

Quali elementi botanici ed erboristici sono prevalentemente utilizzati in distilleria per la produzione dei tuoi amari?

Le principali botaniche utilizzate nelle nostre ricette oltre il piccolo cardo e le arance rosse siciliane simbolo della nostra fantastica terra sono delle erbe accuratamente selezionate e raccolte a mano intorno al vulcano Etna tra cui la china e i chiodi di garofano.

 

L’ultima tendenza del settore beverage degli U.S.A. è il consumo degli amari. Che cosa pensi di questo trend che pian piano sta diventando mondiale e come vedi collocati i tuoi prodotti nel mondo Bitter: come digestivo o come ingrediente per un cocktail?

Oggi è aumentato il consumo degli amari grazie soprattutto al crescente interesse dei nostri più giovani consumatori nella miscelazione avanzata, quindi si sta abbandonando la tradizione del bere l’amaro esclusivamente dopo i pasti. Sicuramente questo trend nato negli U.S.A. pian piano si sta diffondendo a livello globale ed era ora! AmaCardo Red e AmaCardo Black si stanno collocando come digestivo ma anche come ingredienti da cocktail e, Flavio Giamporcaro, barman palermitano ha creato “AmaCardo Mixology” che contiene diverse proposte di cocktail con le due versioni amare di AmaCardo.

 

Hai già in mente nuovi obiettivi per il prossimo futuro? Ci sorprenderai con qualche nuova creazione?

Certo, ho tante idee imprenditoriali che riguardano la valorizzazione della mia terra, ma è ancora presto per parlarne!

 

 

Martina Proietti[:en]Hello Maurizio, presented to our readers and tell us a little ‘in general as you have become a spirits producer.

Ciao Martina! My name is Maurizio Belfiore, I am 30 years old and since I was a kid I have always dreamed of becoming an entrepreneur with the objective of enhancing the wonderful products of my splendid land and so, after graduating in business school, I decided to create AmaCardo Sicily S.R.L. together with my two partners Andrea Messina and Angelo Romeo.

 

Would you describe your land: Sicily?

Sicily is a unique land, rich in traditions, an unspoiled island of scents and flavors. To describe Sicily I take up a famous phrase by Carmen Consoli, Sicilian singer:

“Sicily is a gift from God, there are places you can not imagine, at the end of a road you come across an amphitheater made of lava stone, and if you go up on Etna and see the sea, well, then you understand why those who know Sicily are in love “

 

The hallmark of AmaCardo is to use, in the production of spirits, Cardo Selvatico, would you tell us more about this botanical? How did you think about using it in the production of liqueurs and distillates?

The idea of creating liqueurs based on this small wild artichoke (Cynara Cardunculus Sylvestris) comes from my partner Angelo, as collector and connoisseur of wild plants. Ever since he was a boy he dreamed of inventing a way to exploit this botanical whose leaves and rhizomes contain important active ingredients (including cinarina) that have tonic, digestive and diuretic properties.

 

Would you give us some historical mention of the AmaCardo company? Does it come from a long tradition?

AmaCardo does not stem from a long tradition but it is a start-up founded three years ago in April 2015 with the intention of exporting the Sicilian culture in the world making known this little wild artichoke that grows only in the hilly areas around Etna volcano.

 

Could you briefly describe the production process that gives birth to your bitter products: Amaro di Carciofino Selvatico dell’Etna and Amaro di Carciofino Selvatico with Arancia Rossa?

The individual phases of Amaro di Carciofino Selvatico dell’Etna production process are strictly artisanal. We outsource production in one of the oldest Sicilian liquor laboratory to which we supply the main raw material. It all starts with the process of infusing the small wild artichoke into tanks full of alcohol, a process that lasts six months. Then we add a minimum amount of sugar and special botanicals that grow around Etna volcano. For our Amaro di Carciofino Selvatico with Arancia Rossa in addition to the infusion of wild artichokes and herbs, we add an aroma of red orange peel. We also produce a grappa with wild artichoke, whose base is a single-vine distillate of Nero d’Avola grape, to which is added the wild artichoke infusion, but to make it even more fascinating, we insert a small wild artichoke inside each bottle.

 

Which botanical and herbal elements are mainly used in the distillery for the production of your amari?

The main botanicals used in our recipes, beyond the wild artichoke and Sicilian blood oranges symbols of our fantastic land, are herbs carefully selected and hand harvested around the Etna volcano including cinchona and cloves.

 

The latest U.S.A. beverage trend is amari consumption. What do you think of this trend that is slowly becoming global and how you see your products placed in the amaro world: as a digestive or as an ingredient for a cocktail?

Today has increased the consumption of bitter thanks to the growing interest of our younger consumers in advanced mixology, so we are abandoning the tradition of drinking amaro exclusively after meals. Surely this trend born in the U.S.A. slowly it is spreading globally and it was time! Our AmaCardo Red and AmaCardo Black are positioning themselves in Amaro world as digestives but also as cocktail ingredients and, Flavio Giamporcaro, bartender from Palermo has created “AmaCardo Mixology” which contains several cocktail proposals with our two bitter products.

 

Do you have already planned new objectives for the near future? Will you surprise us with some new creations?

Of course, I have so many business ideas that affect the valuation of my land, but it is too early to talk about it!

 

 

Martina Proietti[:]

MARCO SCHIAVO – DISTILLERIA SCHIAVO

[:it]Ciao Marco! Appartieni a una delle prime grandi famiglie della grappa italiana, tu rappresenti il presente e il futuro della distilleria Schiavo. Hai una creatività e una genialità fuori dall’ordinario. Come riesci a conciliare queste tue grandi plusvalenze caratteriali con la tradizione dei tuoi prodotti?

Lavoro nella Distilleria Schiavo, l’azienda della mia famiglia, da sempre! Nella mia professione metto passione, amore e anche coraggio. La Distilleria Schiavo è la mia vita e indubbiamente il mio carattere si lega ben stretto con questo lavoro. La creatività e il dinamismo sono sempre tenute attive dalla voglia di iniziare nuove avventure nella Distilleria e mettere in moto nuovi progetti.

 

La Distilleria Schiavo di storia ne ha vista e ne ha fatta molta. Ci puoi raccontare un aneddoto legato all’azienda della tua famiglia? Qual è il tuo primo ricordo della Distilleria?

Ricordo che da piccolo mi davo da fare nella Distilleria con le due vecchie zie. Si sono dedicate completamente alla nostra azienda fino all’età di ottantacinque anni ed erano guai quando non gli era possibile farlo! Mi hanno insegnato moltissimo, gran parte del mio bagaglio lo devo alla loro esperienza tramandatami negli anni. Mi hanno insegnato a riconoscere i profumi delle diverse tipologie di vinacce, la differenza di colore tra una vinaccia appena tolta dal mosto e una di qualche giorno, grazie a loro ho imparato anche a riconoscere le vinacce che venivano addizionate con acqua dai contadini per ingannare la distilleria sul peso durante la consegna, insomma una vera scuola di distillazione! Non esistono corsi di sviluppo professionale in questo ambito in grado di equiparare la formazione che si riceve crescendo all’interno di una distilleria. Le distillerie che hanno alle spalle una storia centenaria, come la Distilleria Schiavo, infatti, trovano sempre difficoltà nello spiegare in breve il mestiere durante i corsi di avvicinamento ai loro prodotti. Ogni personaggio che esercita in queste storiche attività ha, di fatto, un bagaglio di esperienza accumulata talmente vasto da diventare inesplicabile.

 

Come ti è venuta in mente l’idea del brand Gagliardo e perché investire proprio sul mondo degli amari molto in anticipo rispetto a alla rinascita di questa categoria di spirits?

Premetto di essere un grande amante del cocktail Americano! I brand nazionali di Bitter non mi soddisfano più (li trovo troppo dolci, troppo pesanti e alle volte “chimici”), quindi ho deciso di intraprendere con la mia distilleria un nuovo progetto. L’idea era di produrre degli amari che si potessero legare bene ai vermouth italiani andando quindi a bilanciarne il sapore nelle ricette della miscelazione. Ho pensato di tornare alle origini dei bitter: ridurre di molto lo zucchero e utilizzare una materia prima naturale (la migliore e costosa in commercio). Fare, insomma, ciò che gli Chef fanno da anni nei loro piatti!

 

Parlaci un po’ di dei gioielli Gagliardo così tradizionali ma allo stesso tempo così incredibilmente nuovi e brillanti nelle loro caratteristiche organolettiche.

La grande peculiarità dei prodotti della nostra linea Gagliardo è di aver usato alcool prodotto dalla distillazione di frutta: più profumato e dolce rispetto agli altri alcool presenti sul mercato (purtroppo è anche notevolmente più costoso, ma è fondamentale se si vogliono produrre amari di alto segmento). Le botaniche utilizzate per produrre i nostri spiriti sono tutte naturali, evitiamo la chimica. Caratterizziamo ogni prodotto con “un’overdose” di una botanica scelta: nel Bitter Gagliardo è predominante la radice di genziana, nel Fernet Gagliardo la menta glaciale e nel nostro Triple Sec Gagliardo il mandarino tardivo di Ciaculli (presidio Slow Food) candito.

 

Oltre alla linea Gagliardo, per quanto riguarda il tuo portfolio prodotti bitter, la Distilleria Schiavo produce un Amaro Felsina. Ci puoi raccontare di più al riguardo?

Amaro Felsina è il papà di tutti gli amari italiani. Fu inventato a Bologna. Lo produceva il mio bisnonno durante i primi anni del Novecento ed era considerato un aperitivo gradevole grazie all’alto contenuto di zucchero e alle botaniche con cui era preparto: arancia dolce, arancia amara, genziana, liquirizia e rabarbaro. La ricetta attuale del nostro Amaro Felsina crea un prodotto meno dolce perché prevede una minima quantità di zucchero, ma non perde le grandi qualità che lo rendevano il re dell’aperitivo. L’Amaro Felsina della Distilleria Schiavo è proposto al 28% vol.

 

Come produttore non hai nulla da invidiare a nessuno, ma chi sono i produttori italiani del tuo stesso settore che davvero stimi molto?

Per quanto riguarda la produzione di grappa le aziende che stimo di più sono la Distilleria Santa Teresa dei Fratelli Marolo e la Pilzer, per la realizzazione dei liquori la mia ammirazione volge lo sguardo a un’azienda con un’esperienza centenaria come quella della Distilleria Schiavo: la Girolamo Luxardo.

 

Marco, la Distilleria Schiavo sta facendo davvero un gran lavoro nel mondo del beverage nazionale e internazionale, ti affianchi di validi collaboratori o preferisci agire in solitaria?

Possediamo un Azienda Artigiana che non può permettersi molto, ma ho tanti amici a cui mi rivolgo per un aiuto nel bilanciamento dei gusti e per ricevere giudizi sui prodotti. In questo modo riesco a sperimentare molto prima di lanciare un nuovo prodotto sul mercato: provo a farlo assaggiare in quasi tutta Europa in modo da raccogliere il maggior numero d’informazioni possibile che mi aiuti ad avere le idee precise sul gusto e sul taglio da dare.

 

Quali sono i Paesi, all’infuori dell’Italia, dove Gagliardo è davvero Gagliardo?

I paesi in cui la nostra linea Gagliardo riscuote più successo sono: Olanda, Belgio, Francia, Germania, Inghilterra.

 

Come vivi il tuo rapporto con i bartenders italiani e come ti sei avvicinato a loro?

Mi sono avvicinato al mondo del bartending grazie ad alcuni miei amici. Devo dire che, a differenza di alcuni sommelier, che solitamente “se la tirano molto” e sono più propensi alle grandi marche rispetto ai piccoli “matti” come me, ho trovato nei bartenders dei giovani motivati, talentuosi, interessati, ma soprattutto disponibili a spezzare la monotonia delle solite etichette che a oggi hanno standardizzato il gusto dei consumatori. Credo che i professionisti del mondo della mixologia siano come degli Chef: assemblano prodotti diversi e sanno bilanciarli in modo da produrre il drink perfetto per ogni cliente.

 

Come già detto, hai una mente molto brillante e sempre pronta a lavorare su nuove grandi idee. Puoi svelarci qualcosa sulla prossima?

Gagliardo Extra Bitter… dove l’amaro spacca tutti gli schemi!

 

Che cosa pensi della recente amaro-mania che sta spopolando negli Stati Uniti riempiendo le bottigliere dei più grandi bar, punto di riferimento della mixology mondiale, di prodotti bitter?

Era ora! Ne avevamo le “scatole piene” di amari dolci e stucchevoli! Meno zucchero, miglior bevuta, ma soprattutto meno danni per la nostra salute. Come dice il nostro motto In Bitter We Trust!!!

 

 

Matteo Zed

Martina Proietti[:en]Hi Marco! you’re a member of one of the first big producing families of Italian grappa, you represent the present and the future of Distilleria Schiavo. You have a lot of creativity and genius. How do you manage to reconcile these yours big qualities with the tradition of your products?

I work for Distilleria Schiavo, my family’s company, from always! In my profession I put passion, love and even courage. Distilleria Schiavo is my life and undoubtedly my character is closely linked with this work. Creativity and dynamism are always kept alive by the desire to start new adventures in the distillery and start new projects.

 

Distilleria Schiavo has seen and made a lot of history. Can you tell us an anecdote related to your family’s company? What is your first memory related to the Distillery?

I remember that as a child I was in the distillery with my two old aunts. They completely dedicated themselves to our company until the age of eighty-five. They taught me so much, lots of my baggage is due to their experience taught me over the years. They taught me to recognize the aromas of the different types of pomace, the difference in color between a marc just removed from the must and a marc removed from few days, thanks to them I also learned to recognize the marc that were added with water by farmers to deceive distillery on weight during delivery, practically a real distillation school! There are no professional development courses for this job able to equate the training you receive growing up in a distillery. In fact, the distilleries that have a centuries-old history behind them, such as the Schiavo Distillery, are always finding difficult to explain the trade in brief during the courses of approach to their products. Each character who works in these historic activities has, in fact, so vast experience that it becomes inexplicable. 

 

How did you think about the Gagliardo brand and why investing in the amaro world very much in advance of the rebirth of this category of spirits?

I state that I am a great Cocktail Americano lover! The Italian amaro brands do not satisfy me anymore (I find them too sweet, too heavy and sometimes “chemical”), so I decided to start a new project with my distillery. The idea was to produce amari that could be well linked to Italian vermouth, thus balancing the taste in cocktail recipes. I thought to go back to the amari origins: reduce the sugar content a lot and use a natural raw material (the best and most expensive on the market). In short, to do what the chefs have been doing for years in their dishes!

 

Tell us about Gagliardo jewels, so traditional but at the same time so incredibly new and brilliant in their organoleptic characteristics.

The great peculiarity of the products of our Gagliardo line is to use alcohol produced by the distillation of fruits: more fragrant and sweet compared to other alcohol on the market (unfortunately it is also considerably more expensive, but it is essential if you want to produce high quality amari). The botanicals used to produce our spirits are all natural, we avoid chemistry. We characterize each product with an “overdose” of a selected botanical: in Bitter Gagliardo gentian root is predominant, in Fernet Gagliardo it is glacial mint and in our Triple Sec Gagliardo it is candied mandarino tardivo di Ciaculli (Slow Food Presidium).

 

In addition to Gagliardo line, regarding your bitter product portfolio, Distilleria Schiavo produces an Amaro Felsina. Can you tell us more about it?

Amaro Felsina is the father of all Italian amari. It was invented in Bologna. My great-grandfather produced it during the first years of the twentieth century and was considered a pleasant aperitif thanks to the high sugar content and to the botanicals with which it was prepared: sweet orange, bitter orange, gentian, licorice and rhubarb. The current recipe of our Amaro Felsina creates a less sweet product because of the minimum amount of sugar, but does not lose the great qualities that made it the king of the aperitif. The Amaro Felsina of Distilleria Schiavo is proposed at 28% vol.

 

As a producer you have nothing to envy to any other distillery, but what are the Italian producers of your own industry that really esteem a lot?

Talking about the production of grappa, the companies that I value the most are Distilleria Santa Teresa of Marolo Brothers and Pilzer, for the realization of liqueurs my admiration goes to a company with a century-old experience like our of Distilleria Schiavo: Girolamo Luxardo.

 

Marco, Distilleria Schiavo is really doing a great job in the national and international world of beverage, you work with valid collaborators or do you prefer to work alone?

We own an artisan company that cannot afford much, but I have many friends to whom I call on for help in balancing the tastes of and to receive judgments on our products. In this way I can experiment a lot before launching a new product on the market: I try to make it taste in almost whole Europe to collect as much information as possible that will help me to have precise ideas on the taste to give to our products.

 

What are the countries outside Italy where Gagliardo is really strong?

The countries in which our Gagliardo line is most successful are: the Netherlands, Belgium, France, Germany, England.

 

How do you live your relationship with Italian bartenders and how did you approach them?

I approached the world of bartending thanks to some of my friends. I must say that, unlike some sommeliers, which usually “show off” and have a proclivity for big brands more than the “crazy” like me, I found young motivated bartenders, talented, interested, but above all available to break the monotony of the usual labels that today have standardized the taste of consumers. I believe that the professionals in the world of mixology are like chefs: they assemble different products and know how to balance them in order to produce the perfect drink for each customer.

 

As already mentioned, you have a very bright mind and you are always ready to work on new ideas. Can you tell us something about your next product?

Gagliardo Extra Bitter… the amaro that breaks all the rules!

 

What do you think of the new amaro-mania that is so popular in the United States?

It’s about time! We was “sick and tired” of sweet and banal amari! Less sugar, better drinking, but especially less damage to our health. As our motto says: In Bitter We Trust says!

 

Matteo Zed 

Martina Proietti[:]